Il riso del mattino

Il riso del mattino.

E’ così che potremmo tradurre la parola che in Cina sta per “colazione”.

Probabilmente alla base di questa denominazione c’è il fatto che nella dieta di questo paese il riso la fa da padrone, ma a me piace pensare che sia piuttosto un augurio, o -meglio ancora- un consiglio per iniziare bene la giornata.

Come  molte altre culture quella cinese non è particolarmente amante del primo pasto della giornata: molti ristoranti propongono piuttosto una sorta di brunch alla cinese, il Dim Sum, durante il quale vengono servite delle mini porzioni di diverse pietanze, quasi sempre salate, che si accompagnano con del tè. D’altra parte non è poi così strano nelle case cinesi iniziare la giornata consumando gli avanzi della cena del giorno prima. L’altra bevanda che potreste trovare in tavola è il latte di soia: il latte di mucca che qui da noi va per la maggiore non è molto apprezzato per il suo sapore troppo forte.

Dunque, come vi annunciavo, le pietanze che i kiddi cinesi trovano in tavola la mattina sono i Bao Zi, i tipici ravioli ripieni di carne e verdure (deliziosi!), involtini primavera,  noodles e il piatto forte del nostro articolo: gli Youtiao.

 Trattasi di frittelle leggermente salate, di forma allungata e cotte nell’olio, molto consumate a colazione e solitamente accompagnate da un porridge di riso. In questo caso mi permetto di suggerirvi una piccola variazione sul tema: sostituite il porridge con una bella tazza di cioccolata densa e fumante in cui intingere i vostri youtiao! Se questa delizia non è in grado di dipingervi in viso un sorriso in perfetto stile Stregatto fin dal primo mattino, non so che altro potrà farlo!

Ed ora bando alle ciance, ecco a voi la ricetta. Ne esistono numerose versioni, vi riporto una delle più comuni.

Ingredienti:

300 g di farina
250 ml di latte
1/2 cucchiaino di carbonato di sodio
1 cucchiaino di sale
25 g di olio vegetale

Preparazione

1. aggiungete alla farina un cucchiaio di bicarbonato di sodio e il sale. Incorporate poi l’olio d’oliva, il latte precedentemente intepidito e amalgamate bene tutto.

2. ponete l’impasto in un recipiente chiuso e lasciatelo riposare per tutta la notte in un luogo a temperatura ambiente.

3. Il giorno seguente prendete l’impasto e posatelo su un tagliere. Formate delle strisce di pasta lunga circa 7 cm, spesse 1 cm e larghe 2 cm.

4. A questo punto fate friggere le strisce di pasta in una padella con olio bollente fino a quando non diventano dorate. Buon appetito!

E, sempre restando in tema di sorrisi, vorrei parlarvi di una leggenda cinese che da piccola ho letto e riletto fino allo sfinimento, e che di sorrisi me ne ha strappati tanti.

Si intitola “Il bonzo imbroglione e il giovane sempliciotto”.

In una bella pagoda tra i monti viveva un bonzo intelligente e cattivo che usava la sua astuzia per imbrogliare la gente. Aveva passato lassù tutta la vita fino alla vecchiaia. Un giorno si sentì tanto stanco da non poterne più. Si guardò le mani e le vide piene di rughe e tremanti. Capì che era necessario assumere qualcuno che lo aiutasse a ricevere i pellegrini e a sbrigare le pratiche religiose più pesanti; ma per quanto cercasse non riusciva a trovare la persona adatta.

Quando ormai non sperava più, incontrò un giovanotto dai grandi occhi ingenui e senza espressione.

– Vuoi venire con me alla pagoda a fare in bonzo?- gli chiese.

–  Eh?- rispose il giovanotto restando a bocca aperta.

– Non ti pacerebbe fare il bonzo come me?- ripeté il vecchio.

Il giovanotto scosse la testa, non si capiva bene se per approvare o disapprovare, ma seguì il vecchio bonzo.

Questi lo condusse nella pagoda […] e gli diede le istruzioni necessarie.

– D’ora in avanti il tuo posto è in portineria. Tu starai sempre là ad aspettare i pellegrini. Io ho fatto grande esperienza nella vita. Fai come ti dico e te ne troverai contento. […] Cerca di accontentare la gente con molte buone parole, ma non dare mai niente a nessuno. […] Ricordati bene: è meglio imbrogliare che lasciarsi imbrogliare.

Il giovanotto ascoltava, facendo dei grandi “si” con la testa. Poi andò a sistemarsi in portineria, mentre il vecchio bonzo prendeva la lunga pipa ad acqua […] e si metteva tranquillamente a fumare […].

Intanto il giovanotto aspettava.

Dopo pochi minuti qualcuno bussò alla porta: era un pellegrino arrivato al tempio in mezzo a una grande pioggia; aveva le vesti fradice d’acqua e non osava metter piede dentro la portineria.

– Buongiorno, signore. Che cosa desiderate?- chiese il giovane portinaio.

– Non avevo alcuna intenzione di venirvi a disturbare, ma mi ha sorpreso la pioggia e non posso proseguire il viaggio in questo modo. Ho tanta strada da fare e sono senza ombrello. Se poteste prestarmene uno…

– Desiderate un ombrello? Ve lo porto subito- disse il portinaio. […]

– Grazie! Prima di domani sera sarò di ritorno e ve lo riporterò- disse il pellegrino accomiatandosi.

– Riportarmelo? Perché prendervi tanto disturbo? Tenetelo come nostro ricordo- consigliò il giovane.

Appena il pellegrino se ne fu andato il giovane corse ad informare il vecchio bonzo.

-Un viandante tutto bagnato è venuto a chiedere in prestito un ombrello.

– E tu, come l’hai trattato?

-Gli ho regalato l’ombrello nuovo…

– Ah! L’ombrello nuovo! L’unico buono che avevamo! Te lo ripeto: la gente va trattata bene a parole, ma solamente a parole. […] Inventa qualche cosa per cavartela. Per esempio, in questo caso avresti potuto dire: “Sarei tanto contento di potervi aiutare, ma purtroppo questa mattina il vecchio bonzo uscì con l’ombrello, proprio quando una raffica di vento si abbatteva su questi monti. L’ombrello è stato rovesciato. La pelle (la tela) è stata buttata di qua, le costole (le stecche) di là. Lo abbiamo attaccato ad una trave in attesa di rimetterlo a posto” . Hai capito?

Facendo dei grandi “si” con la testa il giovanotto ritornò in portineria.

Poco dopo qualcuno tornò a bussare.

-Avanti!- rispose il giovane.

Il nuovo arrivato si scusò, fece molti inchini, disse molte parole e alla fine sussurrò:

-Avrei bisogno di un grande favore… […]Dovrei fare un lungo viaggio. So che alla pagoda avete un cavallo. Non potreste prestarmelo per qualche giorno soltanto?

-Il cavallo?- disse il giovane- Sapesse quale disgrazie ci è capitata! Questa mattina il vecchio bonzo era uscito per fare una passeggiata, quando una terribile raffica di vento colpì questi monti. La pelle del cavallo è volata di qua, le costole di là… L’abbiamo legato ad una trave in attesa di rimetterlo a posto.

Il viaggiatore, sbalordito, non seppe che dire:

-Quand’è così…- e se ne andò.

Il giovanotto si precipitò dal vecchio bonzo per la relazione abituale.

-Sei proprio uno stupido!- gli rispose questi quand’ebbe udito cosa era accaduto- Vuoi farti prendere in giro da tutti? Dovevi dire, per esempio: “Era tanto tempo che tenevamo il cavallo in stalla che, appena lasciato in libertà, questa mattina, si è messo a saltare di qua e di là e si è azzoppato. Ora è là, nella stalla, che aspetta di guarire”. Da quando in qua un colpo di vento può disfare un cavallo?

-Va bene, ho capito- mormorò il giovane mentre si muoveva per tornare in portineria.

Dopo non molto venne un tale, incaricato di invitare il vecchio bonzo e il suo aiutante a un pranzo di nozze.

-Come sono contento!- disse il giovane- […] Per il pranzo facciamo così: io verrò senz’altro, ma il vecchio bonzo…

-E’ ammalato? Gli è successo qualche cosa?

-No, no! Niente di grave. Era tanto tempo che lo tenevamo chiuso nella stalla. Questa mattina lo abbiamo lasciato libero e lui, appena fuori, si è messo a saltare come un pazzo e si è azzoppato. Adesso è là, sulla paglia, che aspetta di guarire…

Fu così che il giovane portinaio, ingenuo e incapace di imbrogliare la gente, andò a pranzo; mentre il vecchio bonzo imbroglione restò nella pagoda a mordicchiare il cannello della sua pipa.

Questo racconto fa parte di una raccolta che si intitola “Favole dall’Asia” di Mario Riccò. E’ un volume abbastanza vecchio, si intuisce anche dalla grafica, ma al suo interno si possono trovare piccole perle come quella che vi ho appena riportato, con tanto di note storiche! Insomma vi consiglio di cuore…il libro e gli youtiao!

L'autore di questo post

Sono Alessandra e mi occupo di libri per bambini, floriterapia di Bach, laboratori creativi e tecniche di massaggio (non necessariamente in quest'ordine!). Da anni lavoro con cuccioli di tutte le età, leggendo libri, inventando storie, creando e giocando con loro.

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