Il mio amore non può farti male (Einaudi Ragazzi)

il mio amore non può farti malePiergiorgio Paterlini, Il mio amore non può farti male. Vita (e morte) di Harvey Milk, Einaudi Ragazzi

Parla direttamente ai ragazzi di oggi la voce di Harvey Milk in Il mio amore non può farti male, e comincia a farlo da una data, il 22 maggio del 2018, l’Harvey Milk Day, una giornata dedicata al ricordo, proprio nel giorno in cui Milk avrebbe compiuto ottantotto anni.

Come un regalo legato a questa occasione – triste e gioiosa allo stesso tempo – Milk offre la sua storia a chi, probabilmente, ancora non la conosce, nonostante si sia ritrovato, suo malgrado, a essere famoso. Pur non essendo un calciatore, un attore o un cantante, il suo nome e la sua storia sono diventati celebri e lui stesso si dichiara orgoglioso di ciò che ha fatto e lo ha reso famoso, almeno nell’ultima parte della sua vita.

La voce narrante di Harvey Milk, a cui Piergiorgio Paterlini affida il racconto, sottolinea infatti l’importanza degli ultimi anni della sua vita, ma non dimentica gli anni precedenti, anni importanti perché dimostrano ai ragazzi che non esistono solo percorsi lineari, anzi a volte il percorso può essere molto confuso, ma la strada che seguiamo – per quanto varia – ci porta poi ad essere ciò che siamo e che saremo.

L’affetto e la gratitudine che circondano la figura di Milk e lo rendono memorabile non riguardano il suo essere “famoso” ma le idee per cui si è battuto e ha perso la vita.

I diritti delle persone omosessuali. I diritti di tutte le minoranze discriminate, perseguitate, oppresse. I diritti di tutti, e stop. Perché un diritto finalmente «concesso» (che brutta parola) a chi prima non lo aveva non solo non toglie nulla a nessuno, ma aggiunge qualcosa alla vita di tutti, la rende più umana, più libera e ricca, più degna di essere vissuta.

Io ho scelto

La lotta implica una scelta e l’importanza di scegliere, consapevoli che il prezzo da pagare potrebbe essere molto alto:

Io ho scelto. E ho messo in conto che avrei potuto pagare.

Ma il prezzo non lo conosci mai prima. E soprattutto non lo stabilisci mai tu.

E se alla fine pensi che sia troppo alto, be’, ti capisco – chi, se non uno come me? – ma tu, scusa se te lo dico così brutalmente, non hai capito nulla.

Ragazza, amico, okay, il prezzo è giusto. Sempre. Se ci hai creduto. Non dimenticarlo mai.

Milk nasce nel villaggio di Woodmere, a Long Island, l’isola che sta di fronte a New York, nel 1930 da una famiglia di origini lituane. Padre e madre hanno prestato servizio in Marina (così come Harvey stesso farà) e la madre ha lottato per diritti delle donne.

Si descrive così: “Ebreo, figlio di immigrati, omosessuale. Normale”. Ci penserà, però, la società a non farlo più sentire “normale”. Ci confessa che i suoi primi 40 anni gli sembrano avvolti in una nebbia, come se non fosse ancora sveglio. Vive male e sta male, a trent’anni non sa che cosa fare della sua vita, non sa ancora bene chi è, si sente sbagliato perché intorno gli dicono che è sbagliato.

Certamente non resta mai fermo. Si laurea in matematica alla State University di Albany (1951), subito dopo entra in Marina, fino al 1955; poi insegna matematica in un liceo per otto anni, da qui finisce a lavorare a Wall Street per cinque anni, ma si annoia. Dopo, come per caso, si trova a lavorare a tempo perso in alcune produzioni teatrali. Torna alla finanza per due-tre anni a San Francisco, sempre un po’ per caso, come se aspettasse di cominciare a vivere. Licenziato, torna a New York per altri due anni, infine torna a San Francisco ma questa volta non è un caso, è una scelta, la prima di tante che seguiranno.

La scoperta della politica

A San Francisco ci sarà la scoperta della politica. Qui Harvey si trasferisce insieme a Scott, suo compagno per diversi anni, perché in quel momento la città californiana è la “città più gay d’America” e, in particolare, i due vanno a vivere nel quartiere di Castro dove gli omosessuali sono così tanti che non devono nascondersi. Questo però non basta e appare presto chiaro che, perché le cose cambino veramente, c’è bisogno di un impegno attivo in politica.

A Castro Milk apre un negozio di fotografia (che diventerà il quartier generale degli attivisti durante tutte le campagne elettorali e le lotte di Milk) e sopra il negozio c’è la sua casa. Milk fonda in poco tempo l’Associazione dei commercianti di Castro, di cui sarà rappresentante, e nel 1973 si candida come consigliere comunale per la prima volta. Sarà sconfitto, ma si ripresenterà nel 1975. Anche questa volta perde, ma per un pugno di voti. Sarà il 1977 l’anno che lo vedrà ricandidato ed eletto. Nel gennaio del 1978 riceve l’incarico ufficiale di consigliere comunale, lo stesso anno che ne segnerà la morte, insieme al sindaco di San Francisco George Moscone, per mano dell’ex-consigliere comunale Dan White.

Ripartire, rialzarsi è più importante della sconfitta

La voce di Milk racconta tanto di sé: l’infanzia, la crescita, le sue storie d’amore più importanti, tra momenti sereni e momenti tragici, gli incontri fondamentali, l’impegno, la stanchezza, l’interesse per il suo quartiere, per tutta la sua gente, la delusione per le sconfitte e la forza nel rialzarsi ogni volta, soprattutto quando, dopo anni “nella nebbia”, gli è ben chiara la direzione da seguire.

Piergiorgio Paterlini, giornalista e scrittore, con la sua penna dona ad Harvey Milk una voce chiara e vicina ai ragazzi, capace di rivolgersi a loro con semplicità anche nel raccontare i momenti più difficili, compreso quello della propria morte.

Uno dei pregi maggiori del libro è quello di restituire la complessità di una vita e del suo percorso, perché capire se stessi è una grande conquista, a volte faticosa, ma porta, poi, a una grande e inarrestabile forza.

Un esempio per tutti, un libro che parla a tutti, proprio come ha fatto Harvey Milk e come continua a fare anche nella sua assenza.

 

L'autore di questo post

Classe 1982, pugliese, fiorentina d’adozione e con un debole per la Francia. Da quando ho scoperto A. A. Milne e Astrid Lindgren, mi è stato chiaro all’improvviso che cosa avrei fatto da grande e poco importa il fatto che un po’ grande lo fossi già. Da allora mi dedico alla letteratura per l’infanzia e ragazzi, tra studio, letture e i primi passi nel dietro le quinte del mondo editoriale.

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