Il Maestro Perboni, anzi, Per-bene!

Rieccomi qui, cari lettori, dopo una lunga e meritata vacanza, carica e pronta ad iniziare una nuova stagione d'interviste impossibili!

Visto che la prossima settimana ricomincerà la scuola, ho pensato che fosse appropriato intervistare un insegnante, perciò sono andata a Torino per incontrare il maestro Perboni.

Ad una prima occhiata ho realizzato che il maestro ignora cosa sia lo shopping, non comprerà un vestito da secoli (ah-ah!). 

Mi fa accomodare in un salottino che sembra uscito da  Piccolo mondo antico, su un tavolino basso ci sono una torta di mele che profuma di buono, e un vassoio lucidissimo con tazze e una fumante teiera decorata con roselline lilla.

Una volta bevuto il tè e scambiati i soliti convenevoli, inizio a fargli qualche domanda:

– Maestro Perboni, qualche suo ex allievo viene a trovarla di tanto in tanto? –

– Si – risponde – ma non posso riceverli tutti, altrimenti non avrei tempo per far altro. C'è però, qualcuno in particolare che vedo più frequentemente … Stia su con quelle spalle! –

Non sono sicura di aver capito bene, in ogni caso mi metto dritta come se avessi inghiottito un bastone e proseguo:

– Ah sì, e di chi si tratta? –

– Garrone –

– Già … Garrone, il gigante buono e generoso … come mai proprio lui? –

– Perché Garrone è il figlio che tutti i padri vorrebbero avere e l'alunno che tutti gli insegnanti desiderano. E la smetta di toccarsi i capelli! –

Stavolta ho capito eccome, cavolo! La smetto cambiando tutte le sfumature di rosso che si possano immaginare.

A fatica continuo:

– Lei esce di casa qualche volta? –

– Solo la domenica per la messa – fa lui – ho una domestica che si occupa della casa e di tutto il necessario –

– Le manca la scuola?-

– Signorina, è logico che mi manchi. Non vede che ormai sono solo un povero vecchietto. Per fortuna ci vedo ancora bene, se non potessi leggere la mia vita sarebbe molto più triste di così.  E la smetta con quell'aggeggio!! –

Rispondevo ad un sms, caspita, che tipo! Infilo il telefono in borsa e vado avanti:

– Si vociferava di una sua relazione con la maestra dalla penna rossa, erano voci fondate? – Beccati questa!

– Bene – fa lui alzandosi, direi che il nostro incontro finisce qui –

Ops, si è offeso. 

– Aspetti, dia almeno un consiglio ai nostri studenti, un saluto d'inizio anno –

– A tutti i miei studenti, ogni anno il primo giorno di scuola, raccomandavo d'impegnarsi al massimo delle loro capacità. Dove non sarebbero arrivati da soli, saremmo arrivati insieme. Adesso la saluto –

Mi accompagna alla porta e mi porge un foglio.

È la lettera di presentazione che gli avevo spedito qualche settimana prima dell'incontro, la apro e mi rendo conto che è tutta piena di segni rossi e blu.

Me l'aveva corretta!! Non ci posso credere, si ricomincia con i tipi strambi!

 

 

 

L'autore di questo post

Specialista in crollo di librerie, appassionata di storie tanto da credere di viverne una ogni giorno. Siciliana, mamma, webwriter. Parlo poco e sorrido molto. Questa sono io.

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