Il libro di Charlotte

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R.J. Palacio, Il libro di Charlotte, Giunti

“Dio benedica l’America”,

così un vecchio cieco che suonava la fisarmonica in Main Street salutava il suono di ogni banconota donatagli dai passanti, accompagnando le parole con un cenno della testa in direzione del donatore.

Charlotte lo vedeva da tanti anni, da quando ancora andava alla scuola materna, e ne era allo stesso tempo attratta e terrorizzata: la spaventano i suoi occhi (“erano sempre aperti, erano come vitrei e torbidi. Erano color crema, con delle striature marroni come due biglie. Erano inquietanti”) e – stranamente, amando i cani – la spaventava anche il cane per non vedenti che lo accompagnava, un grande labrador nero con una bandana rossa attorno al collo.

Nonostante i suoi timori, però, Charlotte ogni volta che ci passava davanti lasciava cadere una banconota da un dollaro nella custodia della fisarmonica. Nella sua testa si faceva tante domande su di lui, sulla sua vita, domande che avrebbe voluto rivolgergli, se solo non ne avesse avuto paura. Crescendo pensava sempre un po’ meno alle domande che le giravano in testa, si era abituata a vederlo, continuava automaticamente a dargli una banconota anche se, una volta cominciata la scuola media e cambiando il tragitto per andare a scuola, passava da Main Street più raramente. All’improvviso, però, un pomeriggio d’inverno il vecchio cieco non c’è più.

Questa sparizione la preoccupa, Charlotte comincia a pensarci in continuazione, prende coraggio e riempie tutti di domande, indaga tra i negozianti della zona in cui il vecchio si fermava a suonare, ma nessuno sa darle una risposta. La madre, per incanalare tutto il suo interesse e le sue energie, organizza una raccolta nel vicinato di cappotti smessi, pensando a come l’inverno possa essere duro per un senzatetto, ma del vecchio cieco comunque è sparita ogni traccia. Era davvero un senzatetto?

Da questo episodio impariamo qualcosa su Charlotte: una bambina intelligente, generosa, ma a volte troppo insicura e timorosa.

Dopo questo evento significativo, la ritroviamo a scuola, dove siamo subito immersi in un clima di divisione e piccoli (a volte sommersi) scontri: è in corso “la guerra dei maschi”. Non si sa bene che cosa sia successo, Jack Will era stato sospeso prima delle vacanze di Natale per aver dato un pugno a Julian. Probabilmente il pugno aveva a che vedere con un amico di Jack, Auggie, un bambino preso di mira per l’aspetto del suo viso, deformato a causa della Sindrome di Treacher Collins.

Charlotte è amica di Jack (e ha anche un debole per lui), ma ora che è isolato da tutti, tentenna nel difenderlo, lo sostiene di nascosto, stando bene attenta nel non farsi vedere dagli altri compagni di scuola, soprattutto da quelli all’interno del gruppo più “in”, in cui lei stessa spera un giorno di essere ammessa.

Un saggio di danza è l’occasione per tre ragazze (compresa Charlotte) di tre gruppi scolastici differenti di conoscersi, passare molto tempo insieme (anche al di fuori della scuola, continuando le prove a casa o passando un’intera notte insieme, ridendo e raccontandosi segreti). Conoscersi fa scoprire che cosa si nasconde dietro le apparenze di ognuna di loro, le fragilità e i punti di forza.

Tutto sembra restare al di là dei confini della scuola, al cui interno i rapporti procedono con le stesse divisioni, eppure qualcosa di profondo è cambiato. A volte, poi, un gesto di coraggio inaspettato diventa un momento di crescita e di cambiamento per tutti, anche per chi, quel gesto, è rimasto solo ad osservarlo.

Dopo il successo mondiale di Wonder (di cui vi abbiamo parlato qui), seguito da Il libro di Julian e da Il libro di Christopher, con Il libro di Charlotte R.J. Palacio continua a raccontarci la storia di Auggie attraverso vari punti di vista.

Come gli altri capitoli di Wonder (qui il sito dedicato a tutti i volumi), quest’ultimo libro è un invito alla gentilezza oltre che all’ascolto e all’apertura verso gli altri, anche quando c’è qualcosa che ci spaventa.

L'autore di questo post

Classe 1982, pugliese, fiorentina d’adozione e con un debole per la Francia. Da quando ho scoperto A. A. Milne e Astrid Lindgren, mi è stato chiaro all’improvviso che cosa avrei fatto da grande e poco importa il fatto che un po’ grande lo fossi già. Da allora mi dedico alla letteratura per l’infanzia e ragazzi, tra studio, letture e i primi passi nel dietro le quinte del mondo editoriale.

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