Il grande teatro del Carnevale

Forse vi starete chiedendo: “Ma cosa c’entra il teatro col Carnevale?”.

C’entra, c’entra. State un po’ a sentire.

Nel Medioevo non c’era il teatro, o almeno non c’era così come noi lo conosciamo. L’edificio teatrale cui siamo abituati, con le sue sedioline e il palco e lo spettacolo a pagamento, sarebbe venuto dopo.

In compenso c’era il Carnevale. Nasce proprio in quel periodo e la parola quasi certamente significa “Carne, vale!”, ossia “Carne, addio!” perché appena finisce il Carnevale comincia la Quaresima e per tradizione la carne non la si può più mangiare.

Era in feste come quella che gli uomini del Medioevo davano sfogo al loro bisogno di rappresentare, di creare uno spettacolo che evocasse un mondo diverso da quello in cui vivevano per poterlo condividere e poi tornare al proprio. Lo stesso bisogno da cui nasce il teatro, insomma.

Ricordate il Gobbo di Notre-Dame e la sua Festa dei folli? Il Carnevale funzionava alla stessa maniera: vigeva la regola del sovvertimento. Tutti si mascheravano, sfilavano per le strade della città cantando e ballando, fino a raggiungere la piazza principale. Lì, come fosse un grande teatro all’aperto cui tutti partecipavano in qualità di attori nei loro travestimenti stravaganti, si animava un intero mondo alla rovescia.

Era la festa dell’effimero, del disordine, dell’apparenza. Abiti sgargianti e pettinature bizzarre si agitavano seguendo il ritmo dettato dai folli, ballerini pieni di campanelli che aprivano la strada come registi stralunati. Si celebrava la vita, la gioia, l’abbondanza, dimenticando i propri ruoli e spesso anche il buon senso.

E voi questo Carnevale da cosa vi vestirete? Che personaggio sceglierete di diventare? Qualsiasi sia il vostro costume, tenetevi pronti a interpretarne il ruolo. State per diventare tutti dei piccoli attori. A volte ci vuole un po’ di follia e il teatro serve anche a questo.

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