Girls who code – Impara il coding e cambia il mondo (il Castoro)

Reshma Saujani, Girls who code – Impara il coding e cambia il mondo, il Castoro

Furono Margaret Hamilton e le sue colleghe del MIT a creare il software per i computer del programma Apollo che avrebbe condotto i primi uomini sulla Luna.

Grace Murray Hopper, nota anche come “Amazing Grace”, professoressa di matematica negli anni Quaranta, fu l’ideatrice dei compilatori e dei primi linguaggi di programmazione.

Ayanna Howard, professoressa di robotica, ha lavorato alla NASA su robot che sono andati nello spazio, e tuttora insegna, ricordando ai suoi allievi l’importanza delle loro capacità di programmatori.

Margaret, Grace, Ayanna sono solo alcune delle tantissime donne che hanno contribuito e contribuiscono a cambiare il mondo, operando in contesti in cui per una donna è difficile ritagliarsi un posto.

E poi ci sono Lucy, Sophia, Maya, Erin, Leila, cinque ragazze con tante passioni: la scienza, il disegno, la lettura, il surf e la robotica. Le nostre piccole protagoniste sono anche ragazze coraggiose, intelligenti e forti, cinque giovani “girls who code”.

Girls who code – Impara il coding e cambia il mondo

Girls who code, di Reshma Saujani, edito in Italia da il Castoro, è un manuale che spiega alle ragazze i principi del coding.

Fare coding significa “dire a un computer cosa deve fare dandogli le istruzioni in un linguaggio che lui possa comprendere”.

I computer hanno infinite potenzialità e imparare a “scrivere codice”, dunque imparare a “programmare”, è uno dei modi per scoprirle e metterle a frutto. Ma è anche un modo per divertirsi, creare, immaginare, condividendo le proprie idee con gli amici e le amiche. Nonché un ottimo viatico per le giovani donne che da grandi vogliono cambiare il mondo attraverso l’ingegneria, l’informatica, la matematica.

L’approccio scientifico dell’autrice alla materia e ai suoi principi è molto attento, accurato, nonostante la semplicità del linguaggio a portata di bambino. La giovane lettrice viene chiamata a intervenire, a interagire continuamente con le protagoniste del libro con cui condivide dubbi, problemi, difficoltà, entusiasmo. Le illustrazioni (di Andrea Tsurimi) aiutano a orientarsi attraverso la tecnica del fumetto che vivacizza ulteriormente il testo, spingendo il lettore a visualizzare i concetti.

Il libro si struttura in dieci capitoli in cui la Saujani attraversa il mondo del coding rivelandone segreti rivoluzionari, spiegando a cosa serve e come si usa, raccontando la storia dei computer, sfatando luoghi comuni, insegnando come progettare per arrivare a realizzare i propri sogni.

Nella parte conclusiva, un utile glossario aiuta a districarsi nel complicato mondo degli inglesismi e dei termini specialistici.

Ma non si tratta soltanto di un manuale. Girls who code raccoglie interviste, biografie e contributi di donne che hanno lasciato il segno nel campo dell’informatica, contribuendo a cambiare il mondo.

Dunque, l’editore il Castoro ha saputo guardare lontano, cogliendo l’opportunità di portare in Italia un testo sul coding che è anche strumento di emancipazione e affermazione femminili.

Reshma Saujani e il movimento Girls who code

“Io sono Reshma…”, si presenta da subito l’autrice di Girls who code, una donna forte e determinata, la prima donna americana di origine sud-asiatica candidata al Congresso.

Da ragazzina decise che la sua missione di vita sarebbe stata quella di “fare qualcosa che avesse un impatto positivo sulla vita delle persone”. A quanto sembra, nulla le ha impedito di farlo fino a ora. Saujani è, infatti, la fondatrice di Girls who code, un’associazione che aiuta le ragazze dalle scuole secondarie in su a scrivere codice.

La realtà dimostra come le ragazze siano spesso oggetto di stereotipi negativi quando si parla delle loro capacità in ambito scientifico. I libri, le serie TV, alcuni contesti scolastici sono carenti di modelli positivi e, spesso, le allontanano dalla possibilità di mettere alla prova, in questo campo, la propria straordinaria intelligenza.

Da qui la necessità di creare un movimento che ormai ha raggiunto migliaia di ragazze che sanno fare coding o che presto ne saranno capaci.

In Italia, dal 2014 esiste un progetto promosso dal ministero dell’Istruzione per portare il coding nelle scuole. Ma tanto ancora deve essere fatto, a partire da un maggiore coinvolgimento delle ragazze.

Cosa ha dimostrato l’operazione Girls who code? Innanzitutto che coraggio, forza, intelligenza sono qualità delle ragazze tanto quanto dei ragazzi. E che, infine, sono la base da cui partire per padroneggiare la tecnologia, fondamentale per le professioni del futuro, indispensabile per migliorare il mondo.

 

 

L'autore di questo post

Pugliese da sempre, vive stabilmente a Maglie da dove ogni tanto si sposta lasciando cadere briciole per terra, nella speranza di poterle un giorno seguire di nuovo. Se dovesse trovare dei funghi in città, li raccoglierebbe come Marcovaldo e seguirebbe carponi un soriano per apprendere i segreti del regno dei gatti. E, come succede a Marcovaldo (uno dei suoi idoli), sebbene affascinata dai segni delle grandi città, il suo sguardo cade sempre sui formicai brulicanti, i germogli, i frutti sugli alberi, cui si legano i suoi desideri, cogliendo lo scorrere del tempo attraverso i mutamenti delle stagioni. Legge di tutto, cammina tanto, scarabocchia animali e paesaggi con un tratto pop e cresce sentendosi sempre più piccola. La letteratura per l’infanzia è per lei la bella illusione di un mondo in cui un’armonia tra l’uomo e l’ambiente è ancora possibile.

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