La figlia del Nord

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Si avvicina la primavera, ma c’è ancora tempo per una storia che viene dal Nord, da un mondo fantastico e lontano. Il romanzo La figlia del Nord di Edith Pattou (edito in Italia da Rizzoli) nasce da A est del sole e a ovest della luna, una fiaba norvegese non molto nota in Italia, ma che riecheggia in molti luoghi: da Tolkien in Il Ritorno del Re, terzo libro del Signore degli Anelli, al ciclo Queste oscure materie di Philip Pullman (l’immagine di una bambina a cavallo di un orso polare richiama immediatamente alla mente di molti lettori Lyra in compagnia di Iofur Raknison, l’orso corazzato). La  lettura della fiaba norvegese, così come quella del libro di Edith Pattou, ci riporta anche a La Bella e la Bestia o, più in generale, alla tradizione antica dello sposo animale, andando indietro fino ad arrivare alla storia di Amore e Psiche così come è narrata nelle Metamorfosi di Apuleio.

Tutti questi elementi ritornano in La figlia del Nord e molto di più: è un viaggio nella Norvegia del sedicesimo secolo tra i suoi fiordi e nelle sue fattorie, è la scoperta della mitologia norvegese, delle lingue scandinave, degli inuit. È apprendere l’arte della tessitura e delle sue trame, seguire l’ago delle bussole e conoscere la cartografia e l’arte della navigazione… una narrazione che non abbandona il lettore sin dalle prime pagine, una storia che, pur venendo da lontano nello spazio e nel tempo, sembra non avere tempo, forse perché ritorna di generazione in generazione, nei racconti orali e nelle scritture.

Ebba Rose è l’ultima di otto figli. È nata dopo la morte improvvisa, a otto anni, di Elise. L’iniziale di entrambe, la E, è un riferimento all’Est e indica la direzione al momento della nascita; a Est è nata anche Eugenia, la madre delle due bambine, una donna estremamente superstiziosa che ad ogni figlio ha assegnato, seguendo la bussola, un nome la cui iniziale è legata alla direzione di nascita, evitando accuratamente il Nord perché i bambini nati a Nord, secondo la tradizione, sono terribili, sempre in giro, selvaggi e maleducati. A questa superstizione si era aggiunta un’altra ragione di timore, dovuta a una profezia: se mai Eugenia avesse avuto un figlio nato verso Nord questo sarebbe stato destinato a una morte orribile, soffocato sotto la neve e il ghiaccio.

Ebba Rose, dove Rose è anche la rosa dei venti che è al centro di ogni direzione, mettendo l’ultimogenita al centro della famiglia e della narrazione, in realtà è nata a Nord, il suo nome dovrebbe essere Nyamh Rose, il padre lo sa, la madre lo sa ma costringerà il marito a mantenere il segreto e si auto-convincerà di avere una figlia tranquilla e serena, nata rivolta ad Est.

Ebba Rose però, ha una natura difficile da frenare: sin da piccola, non starà mai ferma. In una delle sue fughe, a soli cinque anni, il fratello maggiore Neddy la ritroverà in bocca ad un Orso Bianco che l’ha appena salvata dall’annegamento in un lago gelato. Quello stesso Orso si ripresenta alla porta della famiglia dieci anni dopo lasciando tutti senza parole perché parla e propone un accordo: portare Rose via con sé in cambio di una maggiore fortuna economica per la famiglia che sta vivendo un momento di forte difficoltà e rischia di rimanere anche senza casa e, soprattutto, in cambio della salute di una sorella di Rose gravemente malata.

La storia di Rose è narrata, con l’alternarsi dei capitoli, attraverso diverse voci oltre a quella della protagonista: la voce del padre, del fratello Neddy, dell’Orso, ma non solo. Questa narrazione corale ci fa conoscere diversi punti di vista, ci rende partecipi di ciò che avviene, contemporaneamente, in diversi luoghi e ci aiuta anche a ricostruire la vicenda che si nasconde dietro alla presenza dell’Orso Bianco.

L’avventura di Rose appassiona e porta lontano, in un mondo magico. Inoltre, non solo per l’8 marzo che si avvicina, è bello trovare una storia in cui il personaggio femminile, forte, intelligente e coraggioso, è pronto a mettersi in cammino, ad affrontare prove difficili per poter ritrovare e salvare il suo amore.

L'autore di questo post

Classe 1982, pugliese, fiorentina d’adozione e con un debole per la Francia. Da quando ho scoperto A. A. Milne e Astrid Lindgren, mi è stato chiaro all’improvviso che cosa avrei fatto da grande e poco importa il fatto che un po’ grande lo fossi già. Da allora mi dedico alla letteratura per l’infanzia e ragazzi, tra studio, letture e i primi passi nel dietro le quinte del mondo editoriale.

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