Federico il pazzo

FEDERICOILPAZZO_WEB-200x300In questo autunno piovoso è arrivato un libro a regalarmi dei raggi di sole e lo ha fatto portandomi indietro nel tempo, in quel posto meraviglioso e allo stesso tempo terribile che è l’infanzia. Quella di Federico il pazzo di Patrizia Rinaldi per Sinnos, è una storia d’altrove, ossia quel posto in cui ognuno di noi si rifugia quando la realtà che ci circonda non ci piace. L’altrove di Angelo, uno dei protagonisti, è a metà strada tra un mondo e l’altro, un posto che serve a prendere le distanze, a osservare le cose da un’altra prospettiva, evitando paure e stress. Tutti i bambini hanno un posto così, anche se non ne sono consapevoli, e questi posti possono essere immaginari o reali, poco importa, l’importante è sentirsi al sicuro. Poi c’è Napoli, che è davvero un altrove terrificante per un bambino che deve farvi ritorno dopo aver vissuto molti anni a Verona. Non perché Napoli non sia una città meravigliosa, ma lì è tutto diverso. Innanzitutto la lingua, Angelo fa fatica a comprendere quel dialetto in cui sembra che tutto significhi il contrario di ciò che lui riesce ad afferrare. Anche le regole sono strane, a volte nascono sul momento, altre volte non ci sono proprio. E, infine, c’è il personaggio che dà il titolo al libro, Federico, che in realtà si chiama Francesco. L’altrove di Francesco è fatto di libri di storia, così finisce per appassionarsi al re Federico II, iniziando a parlare come parlerebbe lui e persino a credersi lui. Tutto ciò farà sì che tutti lo chiamino Federico il pazzo, convinti che gli manchi una rotella. Poi c’è la mamma di Angelo, che ha tirato su il figlio tutta da sola, per la maggior parte del tempo lontano dalla sua Napoli. Lei, al contrario del figlio, è un’instancabile ottimista e una delle pagine più belle e commoventi del libro è quella in cui Angelo rivolge queste parole alla mamma:
“Tu sei così, lo so, se c’è un fiore in mezzo al niente, vedi solo il fiore. Perciò non sono riuscito a spiegarti quello che provavo: mi stavi antipatica, perché è difficile raccontare le paure a che intanto ti sta lucidando il futuro. E poi, quando si presenta qualcosa di brutto, non sempre voglio essere quello che fa il noioso, quello con gli occhiali neri che guardano nero. Ma non voglio che tu sia diversa: da qualche parte deve pur esserci tutta questa speranza che vedi”.
Questo è davvero un libro per ragazzi perchè ci parla delle loro difficoltà quotidiane come l’ambientarsi in nuove situazioni, la paura di fronte ai cambiamenti, la reazione di fronte alle prese in giro e allo sberleffo. Federico/Francesco è uno dei personaggi più belli che abbia incrociato dall’infanzia a ora. Federico è un re che non è mai andato al cinema, che non ha mai visto la tv e che è salito su una macchina solo due volte. Ma è un re, ve lo assicuro. E poi ci sono le illustrazioni discrete ma significative di Federico Appel, che danno un tocco in più alla narrazione.
So che in questo mio racconto mancano i particolari che tengono insieme i diversi elementi di questa storia e non è un caso, non voglio svelarvi di più. Posso aggiungere solo una cosa: non vedo l’ora che mio figlio (quatrenne) abbia l’età giusta per poterlo leggere.

L'autore di questo post

Specialista in crollo di librerie, appassionata di storie tanto da credere di viverne una ogni giorno. Siciliana, mamma, webwriter. Parlo poco e sorrido molto. Questa sono io.

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