Essere prof a… i margini della classe

Esiste una categoria d'insegnanti quasi invisibili. Sono gli insegnanti di sostegno.

L'invisibilità è una categoria nobile: dio è invisibile, per esempio. L'energia non si vede se non nei suoi effetti, se non vogliamo metterla sul metafisico.

Per i colleghi che hanno il timone di comando gli insegnanti di sostegno non sono neanche comandanti in seconda, sono, se mai, parte del personale di servizio (non negatelo!). Raccolgono il loro carico la mattina e si mettono nel banco in fondo o se no fuori dalla classe.

Il loro carico, sembra scontato ripeterselo, sono persone speciali: anime che aspettano di essere aperte, pensieri che aspettano di trovare parole. Eppure il loro posto spesso, non sempre, è lì: ai margini della classe, accanto alle loro guide a replicare una dualità difficile, quella di madre e figlio mentre la scuola dovrebbe essere per tutti il luogo in cui le porte delle relazioni esclusive si aprono per esercitarsi a vivere nel mondo.   

Il mondo della scuola ha scoperto la disabilità in anni ruggenti di sperimentazioni, nel 1977 e siccome ora siamo in un'epoca di disorientamento e attesa (e tagli), viviamo gli effetti delle rivoluzioni di un tempo con indifferenza se non ignoranza delle motivazioni che ci hanno portato sino a qui. 

Oggi (e da oggi) Hey Prof vorrebbe dedicare qualche puntata alle vostre esperienze e raccontarle su queste pagine. Al vostro "Essere Prof a…", agli entusiasmi e alle delusioni, che non sono mai solo nostre perché, sarò romantica, il nostro lavoro è speciale: il nostro carico prezioso non ci abbandona mai.

 

L'autore di questo post

Prof Favella Stanca di tanti ragazzini e Mamma Caos di due bambini. Mamma e Prof giovane d'esperienza ma non di età, in barba a chi ci dice: è tardi per (ri)cominciare!

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