Nella soffitta errante di "Esco così mi perdo"

Una soffitta è un luogo magico. Da una soffitta che unisce due case comunicanti prendono avvio le avventure di Digory e Polly, nel primo capitolo de Le cronache di Narnia, nella soffitta della scuola si rifugia Bastiano Baldassare Bucci, e noi con lui, per leggere La storia infinita. Una soffitta nasconde, sotto strati di polvere, tra bauli e scatoloni, storie e ricordi.

ESCODa una soffitta comincia il viaggio di Esco così mi perdo, un albo scritto da Matteo Razzini, illustrato da Sonia Maria Luce Possentini ed edito da Edizioni Corsare (che abbiamo incontrato da poco, qui). Si tratta di una soffitta speciale, errante, che ogni notte si sposta su un tetto diverso, di una diversa casa, vagando libera per il mondo. Fraçois Baul e Jean Pierre Trombon abitano insieme questo luogo magico e un po’ magici lo sono anche loro: il signor Baul vive all’interno dei bauli, delle valigie e dei cassetti della soffitta, non butta mai nulla e conserva tutto ciò che trova perché anche l’oggetto più piccolo e insignificante può raccontarci una storia, Jean Pierre Trombon non si cura molto della polvere in soffitta e dei suoi tesori, ha il suo trombone in cui soffiare e con cui comunicare in tutto e per tutto.

Un giorno all’anno è “il giorno delle pulizie” per il signor Baul: è tempo di spolverare e di scegliere un oggetto di cui narrare le avventure al signor Trombon, prima di addormentarsi e ritrovarsi in viaggio verso un’altra città… Il suo racconto ci porta a Calcea, un regno governato da un Re, una Regina e un consigliere, mentre tutti i sudditi sono delle scarpe! Una crisi di governo nasce nel momento in cui il Re ha i calzini bucati: è ora di pensare a un erede e l’emozione è tanta in attesa della nascita dei reali Principi Calzini. Qualcosa sembra andare storto perché ne nasce solo uno: il Principe Pedalino (è infatti un calzino spaiato l’oggetto ritrovato da François Baul)! A corte, tra rabbia e sconforto, si cerca di rimediare provvedendo alla creazione di un sosia per il Principe Pedalino, ma quest’ultimo non ne capisce il motivo: lui sta bene così com’è e non vuole un sosia. Vedendo che la sua stessa famiglia non lo accetta, il Principe si fa coraggio e fugge via lasciando un biglietto con un messaggio semplice e chiaro:

ESCO COSÌ MI PERDO.

So di essere unico. Troverò il mio posto nel mondo… Non cercatemi…

La storia continua, ma la lasciamo scoprire a voi.

Con Esco così mi perdo, Matteo Razzini ha vinto il Premio H. C. Andersen – Baia delle Favole 2010 e dal suo testo è anche tratto uno spettacolo teatrale. Proprio grazie all’attenzione di Edizioni Corsare per la drammaturgia e il suo ruolo nella formazione dei giovani lettori, Esco così mi perdo è entrato a far parte della collana Teatridicarta, arrichendosi con le preziose tavole di Sonia M. L. Possentini.

Autore e illustratrice si rispecchiano quasi in questo albo, per l’eleganza e la cura dei particolari: il testo dimostra una grande attenzione alle parole e alla loro musicalità, un vocabolario ricco e mai banale, giochi di parole, ironia e un invito all’immaginazione e alla narrazione a partire dall’osservazione di ciò che abbiamo intorno; le illustrazioni, che sembrano a volte traboccare dalle pagine, realistiche e allo stesso tempo fortemente evocative, stupiscono nel farci toccare la stoffa ricca dei tessuti e nel farci scoprire i sentimenti dietro gli sguardi dei personaggi.

Dato che "il giorno delle pulizie" arriva solo una volta all'anno, nell'attesa che François Baul e Jean Pierre Trombon ripassino da queste parti, non ci resta che uscire e perderci, per trovare il nostro posto nel mondo.

L'autore di questo post

Classe 1982, pugliese, fiorentina d’adozione e con un debole per la Francia. Da quando ho scoperto A. A. Milne e Astrid Lindgren, mi è stato chiaro all’improvviso che cosa avrei fatto da grande e poco importa il fatto che un po’ grande lo fossi già. Da allora mi dedico alla letteratura per l’infanzia e ragazzi, tra studio, letture e i primi passi nel dietro le quinte del mondo editoriale.

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