Eroi greci. Eracle, Giasone, Teseo

«Così gli dei, che governano il destino dei mortali, con una mano danno e con l’altra tolgono, perché la troppa felicità non faccia credere agli uomini di essere uguali a loro».

La storia antica della Grecia è intessuta di racconti, miti, leggende, avventure di cui protagonisti sono, in egual misura, uomini e divinità, capaci di amarsi come di combattersi, di sostenersi come di vendicarsi, contribuendo con le loro azioni eccessivamente audaci o tragicamente meschine a mantenere stabile l’equilibrio tra terrestre e divino e dunque impedire che l’ordine costituito delle cose possa essere sovvertito. E dopo secoli queste storie, intrise di bellezza, forza, audacia, coraggio, timore, infelicità e amore, continuano ad ammaliarci e a sorprenderci, forse perché ci ricordano un tempo in cui gli uomini erano ancora in grado di vivere nel rispetto degli dei, che pure costantemente tentavano di imitare e superare.

Eracle, Giasone e Teseo, i tre eroi per eccellenza del mondo antico, sono protagonisti del libro “Eroi greci” pubblicato dalla casa editrice La Nuovafrontiera junior nella collana ‘Classici illustrati’ (nella stessa collana è da poco uscito il libro “Miti romani”, di cui potete leggere la recensione qui). Autrice del volume è Francesca Lazzarato, la cui prosa ariosa e fiabesca incalza la lettura pagina dopo pagina, mentre le illustrazioni, aggraziate come piccoli affreschi di carta, sono curate da Laura Fanelli.

Chi non ha mai sentito parlare delle dodici famose fatiche d’Eracle? Ebbene, leggendo questo libro scopriamo che Eracle, figlio di Zeus e della bella Alcmena, fu vittima della gelosia vendicativa di Era che prima lo fece impazzire, rendendolo così artefice dell’uccisione della moglie Megara e dei suoi otto figli, e poi lo fece rinsavire e dunque acquisire consapevolezza delle atrocità commesse. Per lavare via dalle sue mani quel sangue innocente, Eracle fu costretto a porsi al servizio di Euristeo, re di Micene e di Tiro, che, complice di Era, gli impose di compiere dodici straordinarie imprese, convinto che mai l’eroe sarebbe sopravvissuto a simili gesta. Ma Eracle mai venne sconfitto in vita sua «se non da se stesso»: né il leone Nemeo dagli artigli di bronzo né l’idra di Lerna, dal gigantesco corpo di carne e otto teste di serpente, né buoi, cavalle e altre malefiche creature riuscirono a fermare il suo inesorabile percorso verso l’immortalità promessagli da Zeus alla nascita.

Fu sulla nave Argo che il destino di Eracle si intrecciò con quello di un altro eroe greco, Giasone, che chiamò a raccolta i migliori uomini di tutta la Grecia (i famosi Argonauti), per partire alla ricerca del Vello d’Oro e poter così restituire al padre Esone, re di Iolco, il trono illegittimamente usurpatogli dal fratellastro Pelia. Grazie ad una donna e alla sua magia, la bellissima Medea figlia del re della Colchide, di lui innamoratasi, Giasone riuscì nell’impresa. Ma l’eroe non fu abbastanza accorto da comprendere quanto intransigente potesse essere l’amore di Medea se respinto; quando Giasone decise di ripudiarla per sposare la figlia di Creonte, Medea non perse tempo a disperarsi come avrebbero fatto tante altre donne al suo posto, ma preparò la sua vendetta che non risparmiò neppure i figli avuti dallo stesso Giasone, sacrificati nel tempio di Era. Disperato per aver perso tutto, Giasone morì di crepacuore.

Chiude la triade eroica Teseo, figlio del re di Atene Egeo e di Etra, che, annoiato dal fatto di non avere più nemici a casa propria, «andò a cercarsi un nuovo avversario al di là del mare, seguendo il richiamo dell’avventura e ignorando i consigli della prudenza». Teseo osò addirittura sfidare il terribile Minotauro, creatura metà uomo e metà bestia, rinchiuso da Minosse, re di Creta, in un labirinto costruito dall’ateniese Dedalo. Nessuno, una volta entrato nel labirinto, riusciva più ad uscirne e i giovani ateniesi, sacrificati al mostro per vecchi dissapori tra cretesi e ateniesi, non avevano scampo. È ancora una volta una donna, Arianna, figlia di Minosse, ad aiutare Teseo nella sua folle impresa; un semplice gomitolo avrebbe permesso al fiero e giovane eroe di ritrovare l’uscita dopo aver ucciso il Minotauro nel sonno.

Quel filo, che da secoli tiene uniti noi, uomini e donne del presente, ai grandi eroi greci del mondo antico, ci ricorda che l’unico modo per ritrovare la strada verso l’uscita e dunque verso il futuro che è lì fuori ad attenderci è non dimenticare da dove siamo partiti. Quel filo invisibile, che da tempo immemore si dipana tra le pagine di pietra della storia di gran parte del mondo occidentale, lo ritroviamo anche tra le righe e tra i disegni di questo libro illustrato e sono Eracle, Giasone e Teseo a porgerlo a noi lettori.

L'autore di questo post

Vivo a Bitonto, una cittadina alle porte di Bari, dove basta uscire di casa e camminare per strada per capire cos’è la Puglia. Ho sempre avuto le idee molto chiare: a 8 anni sapevo già che avrei fatto l’archeologa. Per anni mi sono divisa tra gli scavi e montagne di mattoni, tegole e coppi da schedare e studiare. Mi chiamavano “Giovanna brick” e chissà, forse un po’ di argilla sono fatta... Poi, ho deciso che dovevo raccontare l’archeologia ai bambini e dare un senso, una prospettiva al mio lavoro. E allora ho scoperto una cosa fondamentale: le storie sono l’unica cosa che ci lega al passato e al futuro e che nessuno potrà mai portarci via.

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