Elisa, l'arte e i kids

@kidsarttourism: Elisa, la sua amica Annalisa e i loro bambini al Museo Luzzati di Genova.

Se state programmando un week-end in una delle maggiori città d’arte italiane oppure ci vivete e non siete mai stati ad un museo (!), vi consiglio – kids e genitori sintonizzati sulle frequenze di Heykiddo – di dare un’occhiata a questo bellissimo portale: www.kidsarttourism.com. Qui troverete preziose informazioni in merito alle attività didattiche che i maggiori musei italiani organizzano per rendere piacevole oltre che istruttiva la visita al museo dei più piccoli, perché l’arte può essere una scoperta appagante e divertente per tutti e il pretesto per vivere assieme momenti unici all’interno di spazi ricchi di storia, bellezza e creatività.

Ideatrice del portale è Elisa Rosa, mamma-architetto-viaggiatrice che, supportata da un team di esperti, fornisce suggerimenti e proposte a quanti intendono visitare una città e i suoi musei assieme ai bambini. Il sito è bilingue (italiano-inglese) e offre anche una proposta di libri interessantissimi per bambini sull’arte e sull’architettura.

Ho intervistato Elisa per voi e le ho chiesto di parlarci anche della Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo, iniziativa lanciata dal portale e che sta riscuotendo numerosi consensi.

– Perché e come nasce il portale kidsarttourism e quale è il suo principale obiettivo?

Tutto nasce con una visita a Palazzo Vecchio di Firenze, dove ho partecipato con i miei bambini ad una visita guidata per Famiglie. Era l'estate del 2011: mio marito doveva andare a Firenze per lavoro, eravamo in vacanza in Riviera Ligure ma pioveva sempre… E ce ne andammo tutti a Firenze. Fu una visita bellissima, ben fatta e a misura di bambino. E da qui pensai: vedi che anche in Italia ci sanno fare con la didattica museale? Noi abitiamo all'estero da molti anni ormai. Mi venne dunque l'idea di realizzare un portale che potesse raccogliere tutte le proposte museali per le famiglie delle nostre belle città, affinché non sia un'impresa impossibile visitare una città d'arte con i propri bambini. È nato così KAT, Kids Art Tourism, il cui scopo principale è la promozione della cultura museale rivolta alle famiglie con bambini.

– Come giudichi l'offerta didattica dei musei italiani? Quali e quante differenze occorre ancora colmare rispetto ai musei europei?

La differenza tra i nostri musei e quelli stranieri (mi sono fatta un'idea cambiando Paese in cui abito molto spesso) sta solamente nella tempistica… L'Italia ci ha pensato più tardi. I musei italiani si sono resi conto da alcuni anni solamente di quanto sia importante investire nella Famiglia. Ma l'offerta è buona, soprattutto perché il materiale che abbiamo a disposizione è ottimo e unico nel mondo, direi, ma anche perché in Italia ci sono professionisti molto validi, giovani ed entusiasti. Le nostre famiglie sono però un po' indietro…. All'estero si è più abituati a pensare di poter trascorrere un sabato pomeriggio al museo con i propri bambini, in Italia un po' meno. Nel suo piccolo KAT vorrebbe far conoscere alle famiglie le proposte di didattica museale che caratterizzano moltissimi dei nostri musei, ed esortare i musei ad organizzarsi per fornire proposte valide e di qualità anche al giovane pubblico.

– Parlaci dell'iniziativa lanciata dal portale, la Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo (FAMU), prevista per il prossimo 13 ottobre. Come te la immagini questa giornata al museo?

Come una giornata di grande festa, nel corso della quale i musei saranno un luogo pubblico di incontro e di condivisione, dove le famiglie potranno approfittare di un momento dedicato esclusivamente a loro. Ci sono state tante adesioni da parte dei musei, ora speriamo che aderiscano anche le famiglie…

– Il museo "a misura di bambino" più bello che tu abbia visto?

Ho pensato molto a questa domanda, perché è molto difficile rispondere. Posso dire quello che fino ad ora mi ha fatto più riflettere: il Museo Ebraico di Berlino. Ho voluto visitarlo per mio piacere personale, sapevo che il progetto architettonico era molto interessante e volevo "sperimentare" il museo (sono architetto). Naturalmente i bambini erano con noi, ma non mi aspettavo di trovare un museo ‘family friendly’, ero al contrario preoccupata perché temevo che i contenuti fossero troppo duri per i bambini.

E invece ho trovato un museo assolutamente a misura di bambino; un'activity room per i bambini, ma soprattutto installazioni pensate esclusivamente per loro ma perfettamente integrate con il resto del percorso. Sono certa che un adulto che visitasse il museo da solo, non si accorgerebbe dei molteplici "inviti kids friendly" che caratterizzano tutto il percorso espositivo.

– Come dovrebbe essere un museo secondo te e cosa dovrebbe trovarvi un bambino che lo visiti con la sua famiglia?

Visitando il Museo Ebraico ho trovato proprio rispecchiata in esso l'idea che io ho di museo per i bambini: un museo dove si raccontano ai più piccoli le stesse storie destinate agli adulti, ma con un linguaggio diverso…. I bambini, come sanno tutti i genitori, si entusiasmano di tutto; per loro tutto è novità e magia… non ci vuole molto a coinvolgerli, anche se l'argomento che si tratta può sembrare difficile ed incomprensibile. E soprattutto, rendiamoli dei bambini coscienti di quanto siano fortunati a vivere in uno dei posti più belli e più ricchi di cultura del mondo. Questo non bisogna dimenticarlo mai. Le nostre città sono posti incantati, dimore di re e regine, protagoniste di storie incredibili e i musei sono scrigni che racchiudono incredibili segreti. Questo dobbiamo raccontare ai nostri bambini.

 

L'autore di questo post

Vivo a Bitonto, una cittadina alle porte di Bari, dove basta uscire di casa e camminare per strada per capire cos’è la Puglia. Ho sempre avuto le idee molto chiare: a 8 anni sapevo già che avrei fatto l’archeologa. Per anni mi sono divisa tra gli scavi e montagne di mattoni, tegole e coppi da schedare e studiare. Mi chiamavano “Giovanna brick” e chissà, forse un po’ di argilla sono fatta... Poi, ho deciso che dovevo raccontare l’archeologia ai bambini e dare un senso, una prospettiva al mio lavoro. E allora ho scoperto una cosa fondamentale: le storie sono l’unica cosa che ci lega al passato e al futuro e che nessuno potrà mai portarci via.

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