E poi mia figlia scopre Il Piccolo Principe

Mentre tutto cambia e tutto sembra confondersi, ci sono cose che rimangono inalterate. No, anzi: migliorano. Accade a casa mia in questi giorni: finalmente anche mia figlia sta leggendo Il Piccolo Principe. Una lettera scritta da Antoine de Saint-Exupéry sessant'anni fa raggiunge ancora i bambini e i ragazzi e conduce il loro spirito su sentieri d'altura.

Così la sera la mia bambina mi legge la storia, capitolo per capitolo. Le piace, dice. Ma non sa spiegare perché. E come mai? penso io. Non è una storia per bambini? No: è una storia per tutti attraverso i bambini.

Ciò che colpisce la mia bambina è l'essere presa così sul serio: l'Autore le parla come se i più importanti segreti dell'esistenza e delle cose fossero a sua disposizione. E' una cosa che noi adulti facciamo di rado, con i bambini.

Ciò che colpisce me, riascoltando la storia, è la lucidità dello sguardo di Saint-Exupéry su se stesso. Quest'uomo, pensi, si è guardato, mentre faceva le cose. Si è interrogato su se stesso: non con ansia di prestazione (che è il modo con cui noi adulti ci guardiamo di solito), ma con un forte stupore.

Ecco, diceva a se stesso: sono io, sono qui, e sto preparandomi a volare, sto scrivendo, sto parlando con un interprete tuareg in Africa, sto chiacchierando con un bambino, sto scrivendo… e questo non è sorprendente? Non è meraviglioso che sia proprio ad agire, che ci sia questa energia in atto, che è visibile, che crea cose, che comunica attenzione, che dice parole, che ha pensieri? Non è incredibile esistere?

La mia bambina si sente presa sul serio da un uomo vivo. Un miracolo che vale la pena di incontrare, qualche volta.

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