E’ così noioso ubbidire!

“Non voglio salare il pane; mi ci vorrebbe della carne o del pesce… Oh! Che bella idea! Salerò i pesciolini della mamma; ne taglierò qualcuno a fette con il coltello, salerò gli altri tutti interi; come sarà divertente! Che bel piatto diventerà!” 

Alla fine i pesci muoiono. E la petite Sophie, quattrenne taglia-pesci, viene punita.
Ma non sarà l’unica volta: i guai di Sophie, e le conseguenti punizioni che le verranno impartite, si susseguono ininterrotamente, pagina dopo pagina, nel romanzo semi-autobiografico di Sophie Rostopchine, meglio nota come Contessa di Ségur, pubblicato la prima volta nel lontano 1859 dall’editore francese Hachette con le illustrazioni di Horace Castelli.

Tra le sue innumerevoli “sciocchezze”, Sophie distrugge una bambola di cera per poi farne un bizzarro funerale, si taglia le sopracciglia con le forbici, fa morire – dopo i poveri pesci rossi – un pollo nero, uno scoiattolo, un gatto, un asino e una tartaruga. E’ anche golosa, bugiarda, ladra, eccessivamente curiosa e irascibile, insomma si distingue nettamente dall’obbediente cuginetto Paul, che spesso la salva dai guai, e dalle sue amiche perfettine Camille e Madeleine de Fleurville.

Inserito tra i classici della Bibliothèque rose, "Les Malheurs de Sophie" fa parte di una trilogia che comprende anche "Les Petites Filles Modèles" e "Les Vacances" e rientra in quel filone di romanzi per bambine permeati di buone maniere, di incitamenti alla sottommisione e al dovere, di indicazioni morali e religiose. Siamo ancora lontani dai tempi rivoluzionari di Pippi, piuttosto ritroviamo qualche reminiscenza del deamicisiano Cuore, se non fosse che Enrico Bottini è un bimbo fin troppo giudizioso mentre Sophie è un diavoletto. La monella francese non subirà nessuna evoluzione da cattiva a buona, almeno finché non conoscerà la sua matrigna, la perfida Madame Fichini de "Les Petites Filles Modèles". 

Inizialmente Sophie risulta un po’ antipatica, d’altra parte con tutti quei poveri animaletti che ammazza per errore è difficile non biasimarla, o, per lo meno, non reputarla sadica. La stessa autrice-contessa, che iniziò a scrivere libri dopo i 50 anni per i suoi numerosi nipotini, fu accusata di sadismo e perversione da alcuni critici per le punizioni troppo severe inferte ai suoi piccoli personaggi. Tuttavia "Les Malheurs de Sophie" è stato letto e riletto negli anni e non solo in Francia. 

“E’ un libro fra i più tipici e amati – scrive Antonio Faeti – perché i guai della bambina che, non a caso, ha lo stesso nome dell’autrice, sono in realtà, il frutto di una attenta osservazione, da parte di una madre e di una nonna, delle infinite microvicende di cui si compone la vera vita dell’infanzia guardata con minuziosa attenzione. Oggi la piccola Sophie può anche dirci qualcosa a proposito della storia dell’infanzia, dell’evoluzione dei modi con cui si allevano e si educano i bambini, delle vicende tra scontri e contrasti che li collegano agli adulti”.

Da "Les Malheurs" sono stati tratti film e pièces teatrali, fumetti e cartoni animati. Ma soprattutto il libro ha avuto numerose riedizioni: tra le più recenti, val la pena spulciare la versione edita da Tourbillon nel 2007 e illustrata da Magali Clavelet, e quella pubblicata da Seuil nel 2010, illustrata da Sophie de La Villefromoit.
 

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