Corri ragazzo corri

run-boy-run-filmstill-00339“Ti ordino di sopravvivere”. Queste sono le ultime parole che Srluik sente uscire dalla bocca di suo padre, prima che egli sparisca per sempre dalla sua vita. L’incontro avviene nei freddi boschi polacchi, un giorno in cui Srluik, otto anni, sta perdendo un po’ la speranza di riuscire a sopravvivere da solo, senza cibo, acqua, un tetto sopra la testa, e una famiglia. È ebreo. Un ebreo, come tanti, che abitava nel ghetto di Varsavia, un bambino, come pochi, che è riuscito a scappare in tempo da quell’inferno.

Da solo, si avventura per i boschi, e, tra incontri fasti e nefasti, difficoltà e scoperte di ogni genere, impara a sopravvivere nella natura. Ma non è per lui la cosa più difficile, ciò che infatti lo metterà più alla prova sarà la necessità di costruirsi un’altra identità, di inventarsi un altro nome, di imparare a pregare e a farsi il segno della croce come i bambini cattolici. La difficoltà di trasformarsi da Srluik in Jurek Staniak.

In occasione della giornata della memoria, Corri ragazzo corri, libro per ragazzi scritto da Uri Orlev e pubblicato già qualche anno fa, diventa un film. Grazie alla regia di Pepe Danquart, e al distributore Lucky Red, oggi e domani potremo vedere, per dirlo con le parole del regista «la storia di quanti riuscirono ad elevarsi al di sopra delle uccisioni sistematiche di uomini e donne che, rischiando la loro vita, aiutarono coloro che altrimenti non sarebbero sopravvissuti»

Sono molti infatti coloro che rispondono con tenerezza e comprensione alle richieste di Srluik-Jurek, che di volta in volta, bussa alle fattorie proponendosi per pulire una stalla, o per dare da mangiare ai conigli e strigliare i cavalli. Forse sanno che è un piccolo ebreo in fuga, sanno che rischiano qualcosa, ma in loro la solidarietà vince la paura.

Oggi  Srluik-Jurek, che nella realtà  si chiama Yoram Friedman ha settantanove anni e abita in Israele con la sua famiglia. Possiamo dire che dopo molte difficoltà sofferenze e rischi, la storia di Srluik, ha un lieto fine.

Perché andare a vedere questo film? Perché è un film sulla Shoah che propone un punto di vista opposto a quello a cui siamo abituati: il protagonista è libero di andare dove vuole, ed è responsabile egli stesso della sua vita. La sua prigionia è tutta interiore, e spazia dalla menzogna alla prudenza, nella frase del padre che riecheggia nella sua testa: “Dimentica il tuo nome, ma non dimenticare mai che sei ebreo!”

L'autore di questo post

Sono nata nella primavera inoltrata del 1989 , tra i campi coltivati e la nebbia della pianura Bolognese. Dicono di me: saggia, testarda, capace di dare consigli agli altri. Vero. Ma penso sia grazie ad una mia caratteristica: l’eterno conflitto tra finzione e realtà, tra immaginazione e dato di fatto, conflitto che mi tiene incredibilmente in equilibrio. Porto avanti sin dall' infanzia un’inclinazione naturale sia alla filosofia e all’ analitica, sia all’ arte in tutte le sue forme. Suono, canto, disegno, scrivo, e sono sempre alla ricerca di cose nuove da scoprire…In un’unica definizione: un’inguaribile curiosa pignola che non scende mai dalle nuvole.

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