Tre libri per una vacanza… con Emily, Virginia e Dian

3 libri

L’estate fortunatamente non è finita, anzi, per alcuni deve ancora cominciare, ma avendo già riempito la valigia di consigli, giungiamo oggi all’ultima puntata di 3 libri da portare in vacanza.

Tre ritratti per tre donne vissute in luoghi e tempi diversi, con passioni diverse. Una accanto all’altra, quasi in un dialogo. Ognuna ci svela una parte di sé, chi con estrema discrezione, chi con ostinazione, chi con fermezza. Nessuna vi lascerà indifferenti e se saprete e vorrete ascoltarle, vi terranno compagnia a lungo.

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La cena del cuore. Tredici parole per Emily Dickinson, Beatrice Masini, illustrazioni di Pia Valentinis (rueBallu)

Beatrice Masini, per il suo ritratto della poetessa americana Emily Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 – Amherst,15 maggio 1886), si affida ad alcune parole, ognuna si pone sulla tela come un tassello per completare un quadro.

Si comincia da “casa”, “perché è il guscio, la buccia, ciò che ci accoglie e ci definisce”. La casa di Emily, poi, è quella che la accoglie, la separa e la difende dal mondo per quasi tutta la vita. Nella sua casa, Emily sembra trovare ciò di cui ha bisogno, chiusa eppure non separata dal mondo fuori e attorno, dalla famiglia e dalla natura. Il racconto procede prendendo in prestito le stesse parole della poetessa, versi e frammenti di lettere riportati in corsivo (lo stesso titolo del libro è tratto da una frase di una lettera), lasciando al lettore – se mai lo volesse, e lo vorrà – il piacere di scoprire la figura intera dell’autrice, continuandola a cercare nei suoi versi.

Non sappiamo mai quanto alti siamo

Finché non ci chiedono di alzarci

E allora se teniamo fede al nostro piano

Il cielo raggiungiamo.

L’eroismo che facciamo nostro

Sarebbe ordinaria cosa

Se per paura di essere re

Non ci piegassimo nella posa.

12 sono i capitoli, per 12 parole, la tredicesima, forse, è “cuore, il centro di tutto.

È prezioso e bello, anche nella fattura, La cena del cuore, della collana Jeunesse ottopiù di rueBallu (collana che ha vinto il Premio Andersen 2016 come miglior progetto editoriale), dalla scelta della carta, all’elastico che chiude il volume come un taccuino.

Le illustrazioni di Pia Valentinis cercano e trovano una voce discreta e di poesia, sono misurate e perfette, così come le parole di Beatrice Masini.

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Per amore delle parole. Vita e passioni di Virginia Woolf, Beatrice Masini, illustrazioni di Emiliano Ponzi (Edizioni EL)

Appartiene alla collana Le Sirene il volume che è ancora possibile trovare, se si è fortunati, in qualche libreria oppure online. Come spiegato nella premessa dell’autrice (nuovamente Beatrice Masini), non si tratta di una vera e propria biografia di Virginia Woolf (Londra, 25 gennaio 1882 – Rodmell, 28 marzo 1941), ma di alcuni momenti della sua vita ricostruiti attraverso i romanzi, le lettere, i diari, le foto… Momenti immaginati si legano a momenti realmente accaduti e, come per Emily Dickinson, le parole in corsivo ci indicano le citazioni tratte da romanzi, lettere o diari…

La narrazione segue un ordine cronologico, proprio perché una vita ha sempre un prima e un dopo da seguire. Il prima da cui partiamo è il settembre del 1892, a St. Ives in Cornovaglia. Virginia ha solo dieci anni, con lei c’è il fratello più piccolo, Thoby, per una gita al faro, soli, senza mamma, papà, il fratello Adrian o la sorella Vanessa. Conosciamo, capitolo dopo capitolo, tutti i membri della famiglia, il piccolo (Thoby) morirà a soli 26 anni, ma la prima perdita importante – nel 1895 – è quella della madre.

“La mamma. La sua assenza è un pozzo senza orli nel quale scivoli e riscivoli, un vuoto che t’invade, un buco nero che ti risucchia. Sarebbe stato impossibile somigliarle, era così perfettamente perfetta, ma senza di lei è stato così difficile crescere”.

I figli del primo matrimonio di entrambi i genitori, i viaggi in Italia, il forte legame e i sogni condivisi con la sorella Vanessa, i primi malesseri che nessun dottore sa spiegare, le case in cui ha vissuto a Londra e fuori città, il matrimonio con Leonard Woolf, la scrittura, le pubblicazioni, il successo… tutto ci porta infine alla tragica morte di Virginia che, il 28 marzo del 1941, si riempì le tasche di sassi e si lasciò annegare nel fiume Ouse.

In alcune pagine, il testo è interrotto dalle illustrazioni di Emiliano Ponzi, ognuna un vero e proprio quadro autonomo seppur inserito all’interno della narrazione.

“Ma andate da lei, se volete conoscerla davvero: andate da Virginia attraverso i suoi libri. Lei vi aspetta là”, questo il consiglio della Masini (e il mio).

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La mia vita tra i gorilla. Dian Fossey si racconta, Vichi De Marchi, illustrazioni di Cinzia Ghigliano (Editoriale Scienza)

E l’ultima nostra compagna di viaggio?

Pensavo dapprima a Temple Grandin, con una tripletta dedicata all’autrice Beatrice Masini e alla sua scrittura sempre misurata, essenziale e profonda ma, avendovi già parlato del suo libro (qui), preferisco portarvi a visitare i vulcani dei Monti Virunga attraverso il racconto della vita di Dian Fossey (San Francisco, 16 gennaio 1932 – Monti Virunga, 27 dicembre 1985), una zoologa coraggiosa, intraprendente e battagliera che molto ha fatto (e continua a fare, grazie alla fondazione che porta il suo nome) per far conoscere i gorilla e per salvarli dall’estinzione.

Vichi De Marchi affida la narrazione, in prima persona, a Dian, ne conosciamo così lo spirito forte, la passione che l’ha guidata e le ha fatto superare momenti anche molto difficili e i disagi che comportava la ricerca sul posto, isolata da tutti, vivendo dapprima in tenda e poi in una semplice capanna.

È emozionante rivivere alcuni momenti della sua vita, conoscere i gruppi di gorilla delle montagne da lei studiati, con i loro nomi e le loro caratteristiche, la loro mitezza e curiosità.

Tra tutti i gorilla, Dian vide Digit da piccolo e poi ne seguì la crescita, sino all’età adulta:

“Un giorno pioveva e io lo osservavo seduto tutto solo. Mi sembrava un po’ depresso ma non feci nulla per avvicinarmi come avrei fatto ai vecchi tempi; non volevo interferire con i suoi ritmi. Ad un certo punto avvertii il peso di un braccio sulla mia spalla. Mi voltai. Era Digit. Mi guardò dolcemente, poi mi diede una leggera pacca sulla testa, prima di sedersi accanto a me. Avvolta dal suo calore appoggiai la testa sul suo petto e restammo così a lungo”.

Purtroppo la gioia e la serenità di questi incontri non basta a dimenticare il dolore per i tanti gorilla uccisi (lo stesso Digit andrà incontro a una morte violenta). Il Parco dei Vulcani del Virunga, zona protetta, era zona di caccia abusiva, molti bracconieri disseminavano sul territorio trappole per catturare soprattutto antilopi. Anche i gorilla potevano restare vittime di queste trappole, e atroce era il trattamento riservato al loro corpo, cui veniva staccata la testa, venduta come trofeo, e le mani, rivendute come portacenere. Ci sono poi i tanti gorilla uccisi per poter catturare un cucciolo da vendere a qualche zoo.

Terribile e triste è l’epilogo della vita di Dian, uccisa il 27 dicembre del 1985 all’interno della sua capanna. Per molti, non solo per i bracconieri, la sua era una figura scomoda, dolce, rispettosa e paziente, come anche il suo lavoro richiedeva, ma determinata e intransigente quando si trattava di difendere i gorilla o gli altri animali protetti nel Parco.

Le illustrazioni di Cinzia Ghigliano (di cui abbiamo scritto recentemente qui) dai colori accesi ci riportano, dando loro nuova luce, alle tante foto di Dian Fossey, testimonianza del suo rapporto con i gorilla (e per i più curiosi, un film ne narra la vita: Gorilla nella nebbia).

In chiusura del libro troverete approfondimenti sulla vita dei gorilla e sugli scienziati che li hanno studiati, a cura di Sara Capogrossi, e un’intervista di Sylvie Coyaud a Elisabetta Visalberghi, la più autorevole primatologa italiana.

L'autore di questo post

Classe 1982, pugliese, fiorentina d’adozione e con un debole per la Francia. Da quando ho scoperto A. A. Milne e Astrid Lindgren, mi è stato chiaro all’improvviso che cosa avrei fatto da grande e poco importa il fatto che un po’ grande lo fossi già. Da allora mi dedico alla letteratura per l’infanzia e ragazzi, tra studio, letture e i primi passi nel dietro le quinte del mondo editoriale.

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