Come quando fuori piove (e dentro ci sono i Kids)

Forse non era tanto il caso di fare grandi gite in occasione di questa Pasqua fredda e piovosa. Ma a volte è proprio il clima a costringerci a scelte che non faremmo mai.

La mia e un'altra famiglia di amici – in tutto quattro figli tra i dieci e i 13 anni – avevamo comunque deciso da più di un mese di andare un paio di giorni a Trieste, e di conseguenza avevamo prenotato per dormire in quella bella città ben prima di poter vedere le previsioni del tempo. Conseguenza: 48 ore di pioggia ininterrotta.

Avevamo pensato: andrà bene anche ai ragazzi. Ci sono bellissime piazze, vie pedonali, parchi e giardini. Ci sono terrazze di alti castelli dalle quali ammirare il paesaggio. C'è il mare, coi gabbiani che ci irridono con il loro verso stridulo, e mercatini e suonatori lungo il cammino.

Niente di tutto questo. Dunque, alternativa obbligata: sale interne di ricche abitazioni di nobili decaduti, chiese di diverse confessioni religiose, caffè storici e… musei.

La pioggia insistente e fredda trasforma qualsiasi uscita in un affare da grandi.

Oppure no.

Siamo passati da un'esposizione di statue e fregi degli antichi romani a una raccolta d'armi medievali, dai mosaici di una basilica paleo-cristiana a un museo d'arte moderna (e persino modernissima). E in ognuna di queste strane collezioni i ragazzi hanno trovato qualcosa di interessante, sorprendendoci un po'.

Le armi antiche fanno ancora sognare i piccoli che ci possano essere guerre di eroi che non fanno troppo male; gli antichi romani esistono davvero e non sono solo sui libri di scuola; i mosaici hanno effetti affascinanti e simboli da interpretare; l'arte moderna, dall'Ottocento a oggi, inventa mille modi per rappresentare le persone e il mondo, e quando diventa contemporanea scopri che anche i tuoi disegni e i tuoi accostamenti di cose e colori stanno benissimo in un'esposizione: basta cogliere il lato estetico e gratuito di ogni cosa che ti circonda.

Insomma: come capita spesso, i ragazzi sono sorprendenti, se messi alla prova. E non gli manca neppure il senso di adattamento alle circostanze: tanto l'importante è stare finalmente insieme ai genitori, facendo la stessa cosa a un passo medio, condivisibile da tutti.

Infine: in attesa che vi portino la pizza, avete mai giocato con i vostri compagni di tavola a “ginger”?

Ve lo spiego io: chi parte comincia a contare e dice “uno”. Gli altri seguono, in ordine. Ma ogni volta che si dovrebbe dire “tre”, o un multiplo di “tre”, o un numero che contenga il “tre” nel suo nome (come “tredici”), chi è di turno deve dire “ginger”. Chi sbaglia è eliminato, e si va avanti.

Funziona, anche se fuori piove.

L'autore di questo post

Scrivo testi, immagino mondi.

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