Combattere il male con la cultura: è arrivata Burka Avenger!

Tremate cattivi del mondo: è giunto tra noi un nuovo supereroe. È donna, è pakistana e indossa il burka. Sì, avete letto bene: il burka, abito simbolo del fondamentalismo islamico nonché, per gli occidentali, sinonimo della mortificazione della donna, oggi diventa simbolo di forza e libertà grazie a “Burka Avenger”.   

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È un cartone animato in 3D, reperibile anche online per il momento sottotitolato in inglese, inventato da Aaron Haroon Rashid, musicista, cantante e produttore anglopakistano che l'ha destinato a tutti i bambini, ma soprattutto alle bambine, in un Paese che esclude la metà di loro all’accesso scolastico.

“Burka Avenger” racconta le avventure di Jiya, maestra di scuola elementare istruita sin dalla tenera età all’immaginaria disciplina “takht kabaddi”, che prevede l’utilizzo di armi davvero particolari: penne, matite e libri. Se la nostra eroina assiste a soprusi o ingiustizie, si spoglia dei suoi normali abiti per indossare il burka e combattere i suoi nemici scagliando loro questi oggetti. Non si tratta di un film: è una serie tv progettata in tredici episodi, ognuno dei quali incentrato sui problemi che affliggono il Pakistan, dalla corruzione alla discriminazione, alla povertà.

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È un progetto davvero straordinario: in primis perché realizzato in un Paese dove la libertà di espressione rimane spesso un miraggio; in secondo luogo perché trasforma il burka da abito schermo a costume valoroso, da indossare con fierezza; infine perché usa la cultura come arma per cambiare il mondo.

Penne, matite e libri abbiamo detto: evidenti simboli di istruzione, educazione, sapere. Messaggi importantissimi per tutti quei bambini costretti a subire le restrittive regole di una società integralista, che vede, a causa del regime talebano, il tasso di alfabetizzazione fermo al 54,9% (fonte: Adnkronos).

E non può non venire in mente Malala Yousafzai, paladina in carne ed ossa di soli sedici anni, che da anni combatte per il diritto allo studio delle donne pakistane. Proprio nel suo celebre discorso alle Nazioni Unite lo scorso 12 luglio Malala parlava di penne e di libri come unica arma possibile per combattere i terroristi e i talebani, gli stessi che, nel 2012, le hanno sparato alla testa tentando di fermare la sua crociata.

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“Burka Avenger” non è dichiaratamente ispirato a lei, ma ci piace pensare che possa essere il suo alter ego animato e che magari il suo messaggio riesca ad arrivare con più efficacia anche grazie alle avventure immaginarie (ma neanche tanto) di questa nuova guerriera per la libertà.

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