Dici zero e racconti la storia del mondo

I primi a dargli un volto, nel senso letterale della parola, furono i Maya, che avevano la fissa dei calendari e della fine del mondo. Come per gli altri numeri, anche lo zero era raffigurato con una maschera truce e misteriosa, inoltre vi è una mano che poggia sull’orecchio, come se reggesse una cornetta telefonica. E chissà chi sarebbe potuto esserci all’altro capo del filo. Gli dei, forse?
C’è da dire che il leggendario popolo del Centro America fu il primo a dare una certa importanza allo zero. Lo misero all’inizio di tutto: c’era il Giorno Zero, il Mese Zero e l’Anno Zero. Ne avevano un timore sacro perché nell’Anno Zero avrebbe ricominciato il mondo e quindi avevano inventato un sistema di calendari che si sovrapponevano, in maniera tale che anche se un calendario finiva gli altri continuavano.
La storia dello Zero è davvero una bella avventura. E solo un bravo divulgatore come Luca Novelli sa raccontarla con il rigore di uno scienziato e l’abilità di un narratore rodato.

ciao zeroIn Ciao, sono Zero. Vera storia di un niente che vale milioni di milioni pubblicato per i tipi di Valentina Edizioni, il naturalista, viaggiatore e autore televisivo, i cui libri di scienze per ragazzi sono tradotti in 22 lingue, ha curato sia il testo sia i disegni e ripercorso la straordinaria storia del signor Niente che, da nessuno qual era, è diventato un numero magico e potente, di cui non si può più fare a meno. Prima dei Maya, degli indiani e degli arabi, lo Zero non serviva a niente, non faceva niente, non pensava a niente. A un certo punto, grazie a un indiano più saggio degli altri, divenne qualcosa, poi un numero, infine un numero dotato di super poteri, anzi il numero più magico e più potente di tutti. Da allora, sono in tanti ad aver avuto il merito di riconoscere le potenzialità di quel cerchio modesto, che stava a indicare il vuoto e per questo si sentiva un po’ tapino. Tra i primi un persiano sapiente e grande, un tale Muhammad ibn Musa Al-Khwarizmi che inventò l’algebra, una cosina da niente. In seguito ci fu un ragazzino, Leonardo detto il Fibonacci, che al suo rientro a Pisa dall’Algeria, dove il padre lo aveva mandato per studiare, fece una propaganda sfacciata allo zero. Naturalmente, come molte delle novità fu male accolta dai conservatori che organizzarono una vera e propria crociata contro lo zero. Vinsero le ragioni del commercio perché quel piccolo cerchio aveva il potere di moltiplicare il denaro e lusingare i sogni di ricchezza degli uomini. Promosso dai banchieri e dai commercianti per lo zero fu una bazzecola scalare la gerarchia dei numeri e capeggiare su tutti.

Sta a suo agio sia che preceda sia che segua i suoi fratelli, l’uno, il due, il tre e via contando, e sta bene anche solo: è il punto d’origine di ogni cosa, dall’universo (rappresenta il Big Bang) alla prospettiva (da lui partono tutte le linee), dal piano cartesiano (è l’origine del piano) alla geografia (è l’altitudine al livello del mare), alla chimica (è la temperatura del ghiaccio che si scioglie). Che dire poi del linguaggio informatico, quello con cui dialogano computer, telefonini e tablet? Infine, ha parenti illustri: l’infinito è il suo parente più stretto. Insomma, una storia gloriosa. E siccome non si può non conoscerla, è meglio correre in libreria e divorare Ciao, sono Zero. Vera storia di un niente che vale milioni di milioni.

 

 

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