Buen retiro, Miyazaki, eccoti il cibo degli spiriti!

Chi ha visto il film l'avrà sicuramente notato: La città incantata è incentrato sul cibo, sul ruolo che ha nella nostra società, sul rapporto che gli individui instaurano con esso, e sulla relazione fra cibo e spirito. C'è da mangiare ovunque: le  bancarelle nella città degli spiriti, i banchetti sontuosi, il cestino del pranzo per kamaji, l'anpan di Chihiro e le golose lucertole arrostite che Rin utilizza come diversivo. Per non parlare dell'inquietante (io lo trovo adorabile) spirito del ravanello!!

Cominciamo dall'inizio: i genitori di Chihiro notano delle invitanti bancarelle in un posto sconosciuto e cominciano a mangiare il cibo esposto-manco a dirlo- come maiali. Quel cibo, destinato agli spiriti, mangiato così inconsapevolmente e con foga, li trasformerà in due grassi porcelli. Di cosa si ingozza il papà di Chihiro?


 

Sicuramente c'è una grande quantità di carne preparata con salsa teriyaki, dal sapore dolciastro, e molti involtini di dubbia natura. Dopo aver mangiato con gola e essersi trasformati in maiali, Chihiro su consiglio di Haku comincia a fuggire, inoltrandosi nella città degli spiriti: per non scomparire dovrà mangiare qualcosa di quel mondo, e Haku gli offre una bacca. La mattina successiva invece, le offrirà un onigiri, un pasto più sostanzioso ma semplice, usato anche per confortarla.

"Devi mangiare qualcosa di questo mondo se non vuoi scomparire"

Rin porta a Kamaji un cestino pieno di cose buone, fra cui degli spaghetti: per le piccole palline di fuliggine invece bastano dei konpeito, degli zuccherini a forma di stellina molto colorati. Successivamente vediamo Chihiro mangiare assieme a Rin un anpan, un panino ripieno di marmellata di azuki (la ricetta la trovate alla fine dell'articolo); anche questo molto semplice. Sembra infatti che i cibi più semplici siano quelli del conforto e dell'amore, come il té e la torta che Chihiro, ormai Sen, e i suoi amici consumano da Zeniba, la strega buona.

Invece di cosa si ciba con frenesia Senza Volto, uno spirito che vuole spasmodicamente essere amato?

Mangia e divora qualsiasi cosa senza tregua, un po' come i genitori di Chihiro: sul suo banchetto compaiono chiaramente dell'ottimo sushi, un grosso ikameshi ( calamaro ripieno di riso) preziosissimi funghi matsutake, riso con piselli (maze gohan),  torta kasutera, nikuman (grossi ravioloni ripieni di carne), pesce di fiume, pesche ripiene (le pesche in giappone sono costosissime), ishi yaki imo, patata dolce alla brace, tonkatsu (cotoletta di maiale). Cibo prezioso che ancora una volta viene consumato senza ritegno. Fortunatamente Chihiro riesce a far "liberare" Senza Volto dagli eccessi e a farlo depurare non solo di tutto il cibo che ha mangiato ma dalla sua "avidità".

Da questi esempi possiamo trarre varie conclusioni. Non solo che siamo ciò che mangiamo (che è vero), ma anche che l'opulenza, la ricchezza delle cose non potrà mai incidere sulla nostra spiritualità: sono le cose più semplici infatti, che ci fanno andare avanti e ci aiutano nei momenti di difficoltà, come l'involtino amaro (nigadango) che lo spirito del fiume dona a Chihiro riesce a salvare i suoi amici.

Di seguito, la ricetta dell'anpan di Chihiro. Buon appetito!

ANPAN DI CHIHIRO

INGREDIENTI
1,5 tazze di farina 
1 uovo 
1/2 cucchiaio di latticello
1,5 cucchiai di burro morbido 
1,5 cucchiai di zucchero 
sale 
1/2 bustina lievito di birra secco 
Marmellata di anko o anche marmellata diversa, se preferite (ottimo con la pesca e la ciliegia!!)
semi di papavero

PREPARAZIONE
Setacciare la farina in una ciotola. Unire il lievito di birra secco, lo zucchero, il sale, il burro morbido a pezzetti, l'uovo, il latticello tiepido e impastare. 
Unire altra farina se necessario per ottenere una palla morbida e uniforme. 
Dividere l'impasto in palline di uguale peso e metterle a lievitare 15 minuti sotto un canovaccio umido. 
Schiacciare ogni pallina e farcirla con una pallina di anko o marmellata.
Chiudere le pagnotte con un pizzicotto, schiacciarle con il palmo della mano per evitare che si formi uno spazio vuoto tra il ripieno e il pane e metterle a lievitare per un'ora. 
Spennellarle con del latticello e cuocerle a 180° per 15 minuti. 

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