Buchettino, ovvero la storia di Pollicino

C’era una volta un uomo, faceva il taglialegna. La moglie gli aveva partorito sette figli e l’ultimo era così piccino che si poteva misurare con un pollice. Entrava comodamente in tutti i buchi, per questo si chiamava Buchettino


 Buchettino cover

Pollicino, Le petit poucet di Charles Perrault, lo ricordate, bambini?
Sicuramente lo conoscono mamma e papà, che qui interpello, perché questa storia è per noi grandi, che vogliamo regredire insieme a voi nel ventre misterioso delle fiabe, delle emozioni ancestrali, dell’infanzia e di quello che non ricordiamo più.

raffaello sanzioBuchettino, nella regia di Chiara Guidi (qui ne aveva parlato Youkid), è uno spettacolo che la Socìetas Raffaello Sanzio inscena da anni come una narrazione notturna, crudele come tutte le fiabe e che oggi Orecchio Acerbo fa vivere, grazie alle illustrazioni di Simone Massi, in un libro-teatro che risveglia le omissioni della memoria da cui noi grandi dobbiamo ripartire.

Forse le forbici del tempo o il pudore dei nostri genitori hanno tagliato e cesellato qua e là margini, scene, ombre troppo spaventose, sino a restituirci l’avventura innocente e felice di un piccolo eroe, che con l’altezza dell’ingegno si rifà di quei centimetri che la Natura gli ha tolto: un bambino che sì si perde nel bosco, sì incontra un orco, ma che sa seminare tracce, lasciare briciole, per ripercorrere i segni che riportano a casa, sino al finale del vissero tutti felici e contenti; un lieto fine che ci rasserenava più che in altre fiabe: saremmo potuti entrare anche noi nel buio del bosco, lasciandoci sempre aperta la possibilità del ritorno.buchettino_simone-massi-1

Ma le pagine di Buchettino si aprono su un mondo più oscuro di quello della nostra memoria: per questo non va guardato direttamente, va sbirciato dalla porta socchiusa.

Lo intravediamo soltanto nei disegni del libro. Neri. Cupi. Tra le parole. Cadono sulle pagine. Si fanno piccole piccole, tra larghi spazi vuoti di silenzio, come la voce che ha paura d’invocare: mamma… papà, mamma, mamma, mamma... e poi crescono, crescono, sino a diventare immense come l’orrore.

Spaventoso non è solo l’orco, ma ciò che Buchettino sa e che probabilmente noi abbiamo dimenticato: i genitori abbandonano i figli. Due volte. Nonostante questo, il figlio continua a cercare il ritorno verso casa, con la tenacia incosciente e istintiva che lega la prole alla madre.

La fiaba racconta un orrore universale, l’amore condizionato dalla pancia, perché più forte dell’amor è il digiuno: papà e mamma concertano la liberazione da sette bocche e, come maiali in un porcile, affondano le fauci nelle carni di un inaspettato banchetto dopo il secondo abbandono, mentre i loro piccoli bussano alla porta dell’Orco: un altro padre, che fa sparire figli non suoi, che sgozza, senza saperlo, le sette orribili bambine che aveva generato.

Ce lo ricordavamo, ce l’hanno raccontato, i nostri genitori, sapremmo raccontarvela, bambini, questa storia di padri e madri così tremendi e infelici? Ci sembrerà ancora trionfante e contento il ritorno a casa di Buchettino e dei suoi sei fratelli? O ci ricorderemo del sapore dolceamaro del lieto fine di ogni fiaba, che annuncia, ai bambini, l’empietà della vita?

Si sfogliano le pagine di Buchettino e si affonda nel pozzo universale del mito, per parafrasare la bella postfazione di Goffredo Fofi.buchettino immagine in evidenza 2

La sorprendente capacità evocativa dell’album è nella sfida di lasciare che la fiaba emerga, nella sua potenza oscura, dallo sfondo dei disegni neri e densi, che suggeriscono momenti ed emozioni senza rivelare nulla: l’ingresso in un bosco, il profilo di un bambino, l’immensa massa di un uomo, il precipizio della paura. Anche l’artificio grafico di rappresentare le lettere come se fossero suoni, con una dimensione di carattere ora crescente ora miniaturizzata, o disseminando le pagine di parole ripetute come le urla dei piccoli abbandonati, contribuisce a ridestare nella narrazione una forza di suggestione magica, a cui un oggi pieno di parole, che non raccontano nulla, ci ha disabituati.


Socìetas Raffaello Sanzio, Buchettino, di Chiara Guidi. Illustrazioni di Simone Massi. Postfazione di Goffredo Fofi. Orecchio Acerbo Editore, 2016. Dai sei anni.

Curiosità: L’album ha anche una versione audio scaricabile e suggerimenti per ricreare gli effetti sonori della rappresentazione teatrale, per mamme e papà che vorranno avvolgersi, con i loro bimbi, nella magia antica della fiaba.

L'autore di questo post

Prof Favella Stanca di tanti ragazzini e Mamma Caos di due bambini. Mamma e Prof giovane d'esperienza ma non di età, in barba a chi ci dice: è tardi per (ri)cominciare!

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