Breve storia del cosplay

Questo articolo è stato scritto da Gloria Carpita, semiologa (e cosplayer!), autrice del libro Gothic Lolita: Linguaggid Di Una Moda Giapponese, edito dalla casa editrice La Torre.

 

Lucca Comics&Games, Romics, Napoli Comicon, Torino Comics, Fumettopoli, Rimini Comics , Etna Comics, sono alcune delle fiere del fumetto e dell’animazione in Italia dove è possibile vedere giovani e non solo indossare il costume del proprio eroe/eroina di manga, anime, videogames, film preferito cercando di rassomigliare il più possibile al proprio personaggio preferito.

 

Ma chi sono questi appassionati del travestimento? Si tratta dei cosplayer, ossia di coloro che seguono la pratica del cosplay (in giapponese コスプレ , kosupure) il termine è una contrazione delle parole inglesi costume ("costume") e play ("interpretare/recitare"), che consiste nell'indossare un costume che rappresenti un personaggio riconoscibile in un determinato ambito ed interpretarne il modo di agire.

 

E’ un hobby che nasce in Giappone tra gli anni ’70 e ‘80, e si diffonde a livello mondiale durante gli anni ’90 soprattutto in occasioni di manifestazioni ed eventi a tema fumettistico e non solo: ad esempio in Nord America e in Europa in occasioni di convegni di fantascienza ma anche rievocazioni storiche, giochi di ruolo dal vivo. In Giappone molto frequenti sono i cosplayer di artisti di band musicali e artisti di J-Pop, J-Rock, K-Pop o K-Rock (musica pop e rock giapponese o coreana).

 

In Giappone è ormai una vera e propria sottocultura. Qui gli adolescenti indossano i panni dei loro personaggi preferiti non solo in occasione di convention sugli anime e manga ma si radunano tra loro come ad esempio nel quartiere di Harajuko a Tokyo: qui tutte le domeniche è possibile ammirare decine di ragazze e ragazzi che s’incontrano per esibire i propri costumi attirando l’attenzione di fotografi e turisti incuriositi

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Il cosplayer non si limita ad indossare un costume, ossia ad impersonificarlo solo visivamente (ricorrendo ad accessori scelti accuratamente come ad esempio parrucche e trucco) ma ne assume gli atteggiamenti entrando nella parte del proprio personaggio. Spesso i cosplayer organizzano delle scenette recitando la parte del personaggio di cui indossano il costume soprattutto in occasioni fieristiche dove i gruppi di cosplay partecipano a gare in cui viene premiato non solo il costume migliore ma anche la miglior performance interpretata.

Insomma fare il cosplay è un’attività che impegna a 360 gradi: dalla scelta delle stoffe per cucire il costume (il cosplayer realizza il suo costume rigorosamente a mano, i più pigri ricorrono a siti web specializzati), al make up, alla realizzazione degli accessori .

 

Occasione di esibizionismo davanti le macchine fotografiche o semplicemente divertirsi recitando la parte del proprio personaggio preferito, il cosplay sta diventando sempre più un passatempo non solo nipponico ma sempre più occidentale.

 

Gloria Carpita

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