Auschwitz, una storia di vento

Avendo un figlio, mi sono sempre chiesta in che modo, un giorno, gli sarà spiegato l’orrore della Shoah. Come si spiega e c’è un modo giusto per farlo che tenga conto della sensibilità dei bambini? Sarà un periodaccio, gia me l’immagino, ma meglio non farsi cogliere di sorpresa, per cui conserverò gelosamente l’ultima app scaricata, dedicata proprio all’Olocausto.

Si chiama Auschwitz, una storia di vento e si tratta di un’app per i bambini dai 9 anni in su, nella quale parole, musica, voce e animazioni si fondono insieme e l’interattività guida il lettore dentro la storia, offrendo una varietà di stimoli che amplifica le emozioni e dà accesso immediato ai contenuti. Nell’Europa occupata dai nazisti, Didier e Jou Jou, due bambini ebrei francesi protagonisti della storia, vengono deportati ad Auschwitz insieme al loro papà. Il treno carico di prigionieri, l’arrivo al campo, la selezione, le baracche sono le tappe di un destino inevitabile. Ma la realtà del lager osservata attraverso il loro sguardo assume un contorno magico e fiabesco: il deposito dei beni sottratti agli ebrei diventa un luogo di scoperta, la baracca una voliera di oggetti impazziti, il camino dei forni un drago minaccioso.

Con testi di Franco A. Grego (ideatore del progetto e autore anche del soggetto e dello storyboard), illustrazioni (Giulia Spanghero ) e musiche originali (Giovanna Pezzetta e Leo Virgili), Auschwitz, una storia di vento è un racconto in prima persona che avvicina i ragazzi al tema dell’Olocausto con tono lieve e poetico, seminando indizi sullo sfondo di una realtà tragica. Le interattività integrate nella narrazione permettono di agire sulle scene, animando con il tocco delle dita oggetti e personaggi. Il racconto, inotre, è integrato da contenuti extra – cronologia dell’Olocausto, cartine e una selezione di letture e film sul tema – utili per approfondire l’argomento con l’aiuto di un adulto.

Didier e Jou Jou non sanno dove si trovano, la prima cosa che li colpirà saranno il vento e il freddo. Una volta scesi dal treno, non resta loro che osservare ciò che li circonda. Cataste di valigie: sarà la stanza dei viaggiatori? Montagne di scarpe di tutti i tipi: scarpette da ballo, scarpe col tacco, scarponi. E sempre quel vento che li accompagna alla baracca dove tutto si confonde.

I lettori conoscono la loro storia, Didier e Jou Jou, invece, ne faranno parte, ahimè, pienamente.

L'autore di questo post

Specialista in crollo di librerie, appassionata di storie tanto da credere di viverne una ogni giorno. Siciliana, mamma, webwriter. Parlo poco e sorrido molto. Questa sono io.

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