Anche gli alberi bruciano (Rizzoli)

 

Lorenza Ghinelli, Anche gli alberi bruciano, Rizzoli

Dopo Almeno il cane è un tipo a posto, ritorna in libreria Lorenza Ghinelli con Anche gli alberi bruciano, un romanzo per giovani adulti (ma anche per adulti non più giovani) edito da Rizzoli.

Ogni adolescenza…

… coincide con la guerra, così cantavano i Tre allegri ragazzi morti. Per quanto il tempo possa addolcire tutti i suoi spigoli, infatti, non è un periodo semplice l’adolescenza, almeno per i più.

Qualcosa comincia a non quadrare, ciò che un tempo era rassicurante può diventare una gabbia stretta, i genitori – in cui, come fossero supereroi, da bambini riponevamo massima fiducia – scendono dal piedistallo su cui li avevamo posti e trovandoci anche fisicamente quasi alla stessa altezza ne cominciamo a scorgere le rughe, non solo quelle fisiche.

L’insicurezza può essere tanta, la strada della crescita è pur sempre ai suoi primi km, eppure qualcosa si muove, una nuova determinazione ad essere ascoltati, ad essere capiti, anche quando non si riesce a tirare ancora fuori la propria voce.

E così, se già l’adolescenza è un periodo da cui non si esce illesi, che cosa può accadere quando ci si ritrova ad affrontare problemi che, anche da adulti, colgono impreparati?

Michele, tra ribellione e crescita

Michele è al terzo anno delle scuole superiori e ha sempre fatto quello che c’era da fare. Va a scuola, studia e ha buoni risultati, non dando pensieri né ai suoi genitori né agli insegnanti che da lui non si attendono mai uno scivolone; frequenta lezioni di judo; vive con la madre, il padre, il nonno malato di Alzheimer e la badante che ne ha cura. In classe, la sua attenzione è per Vera (un anno più grande di lui perché è stata bocciata), una ragazza che non gli ha mai rivolto la parola, che sembra quasi non vederlo e che tutti considerano un po’ snob.

La routine di Michele si interrompe all’improvviso quando, tornando prima a casa perché è saltato l’allenamento di judo, sorprende il padre, docente universitario, con una sua studentessa. Quando il padre cerca di giustificarsi o comunque il silenzio del figlio, Michele si ritrova a fare una richiesta che, pur avendo l’intento di umiliare il genitore, umilia anche se stesso:

«C’è ancora quel 125 che ti avevo già chiesto, la patente l’ho presa». E come ho chiuso la bocca ho capito di avere umiliato anche me. Ero un lombrico anch’io, e potevamo ancora guardarci negli occhi. Mio padre ha sorriso, triste come quando lo deludo.

«È così, dunque». E ha chiuso la porta lasciandosi dietro un odore di studentessa.

Il giorno dopo, al ritorno da scuola, una Suzuky Van Van 125 lo attende a casa e, pur avendola desiderata tanto, il pianto che non riesce a tenere a freno non ha nulla a che vedere con la gioia.

Quando intorno tutto è cambiato

Il patto tacito con il padre, però, viene rotto in un momento di rabbia a scuola, perché per Michele non è possibile portarsi dentro quel peso e poi neanche vuole farlo. Vorrebbe essere protetto ancora, come il nonno gli aveva insegnato che andrebbero protette sempre le api, e invece si sente solo come sente che è solo suo nonno. Gli sembra che i genitori e la badante non facciano nulla per nonno Dino, per aiutarlo a stare meglio, per fargli riprendere il contatto con la realtà.

Così, da un giorno all’altro, la vita di Michele cambia, a scuola dove arriva impreparato, con gli amici e con Vera, che comincia a parlargli come se avesse scorto in lui una nuova sofferenza che li avvicina (anche lei infatti nasconde dei segreti molto dolorosi e una grande solitudine).

Quando i genitori, per riavvicinarsi dopo la scoperta del tradimento, decidono di trasferirsi con il figlio in America, lasciando il nonno in una casa di riposo, Michele sente che è troppo da sopportare, non ci sta questa volta ad obbedire, sente di dover fare qualcosa e, deciso tanto quanto impulsivo, nel cuore della notte – dopo aver ingannato la badante – prende il nonno con sé e scappa via. Però, da qui in poi, uscendo dal tracciato, tutto sarà per lui una vera incognita, compreso il come andrà a finire.

Una storia di formazione

Michele vedrà con occhi nuovi i suoi genitori, che in fondo sono sempre stati gli stessi, in tutta la loro imperfezione, con i loro difetti e le loro debolezze; vedrà nella realtà della sua malattia il nonno, a cui l’affetto non basta per guarire e che probabilmente continuerà a passare dall’assenza del presente a rivivere il suo passato di partigiano; vedrà anche se stesso, consapevole di essere, nel bene e nel male, responsabile delle proprie azioni.

Non è un romanzo semplice Anche gli alberi bruciano, perché ha dentro non solo l’adolescenza, con tutto ciò che questa porta con sé, ma anche argomenti difficili da trattare, come la violenza, l’abuso e la malattia. Lorenza Ghinelli scrive in maniera diretta, senza giri di parole e senza che vi sia nulla di morboso, al lettore arriva quindi tutto così com’è, dritto dove deve arrivare.

L'autore di questo post

Classe 1982, pugliese, fiorentina d’adozione e con un debole per la Francia. Da quando ho scoperto A. A. Milne e Astrid Lindgren, mi è stato chiaro all’improvviso che cosa avrei fatto da grande e poco importa il fatto che un po’ grande lo fossi già. Da allora mi dedico alla letteratura per l’infanzia e ragazzi, tra studio, letture e i primi passi nel dietro le quinte del mondo editoriale.

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