Alice Underground

«A che serve un libro senza figure?». È quello che si domandava Alice, ricordate?, prima di precipitare nella tana senza fondo inseguendo il Coniglio Bianco.

Lo spettacolo che ho visto durante le vacanze al Teatro Elfo Puccini di Milano s’intitola Alice Underground (Alice Sottoterra), così come la prima versione della misteriosa favola di Carroll che noi tutti conosciamo, e somigliava tantissimo a un libro pieno zeppo di figure, dove le parole non sono che animaletti strani e colorati poco disposti a farsi catturare.

Sul palco non c’erano che tre pannelli bianchi verticali, pieni di buchi, porte e finestre. Su questi tre pannelli venivano proiettati i bellissimi acquerelli dipinti da Ferdinando Bruni e animati al computer da Francesco Frongia, registi dello spettacolo. Gli acquerelli, più di trecento, si muovevano, si trasformavano, mutavano in continuazione trasportando con sé Alice da un posto all’altro, in un turbinio di colori magici, paesaggi visionari, atmosfere impalpabili e inquiete.

A guidare la bimba riccioluta e curiosa infatti – interpretata da Elena Russo Arman, piena di energia – erano proprio lo Spazio e il Tempo, due signori un po’ strambi disposti a trasgredire le regole del nostro mondo per precipitare anche noi, assieme ad Alice, in un universo disordinato che tanto somiglia a quello di un sogno.

È la stessa Alice ad accorgersene, a un certo punto – a guardare in faccia gli spettatori e a rendersi conto che lei era il nostro sogno e che noi la stavamo sognando. È il gioco del teatro, in fondo: senza lo sguardo del pubblico sarebbe tornata da dov’era venuta, nella «culla del nulla».

Per merito della lanterna magica di immagini ed effetti sonori e visivi realizzata dai due registi, Alice incontra i personaggi più indimenticabili del suo Paese delle Meraviglie, dal Cappellaio Matto alla Lepre Marzolina, da Humpty Dumpty alla Regina di Cuori, ma anche alcuni di quelli meno noti descritti da Carroll sia nel primo libro che in Attraverso lo specchio. Ad interpretare questa miriade di personaggi eccentrici e bizzarri  erano solamente tre attori – Ida Marinelli, Matteo De Mojana e lo stesso Bruni – capaci di passare velocemente dall’uno all’altro con grande bravura e notevole fantasia.

Alice Underground è uno spettacolo speciale e ve lo consiglio. È un po’ come starsene sotto le coperte a leggere un libro e poi addormentarsi e continuare a sognare le immagini di quel libro – un libro a volte spaventoso a volte incantevole, a volte buio come un bosco, a volte colorato come una spirale di farfalle, ma sempre e comunque un libro incredibilmente pieno di figure.

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