Al Globe Theatre di Shakespeare

Se passeggiate a Londra sulle rive del Tamigi, dalle parti del Blackfriars Bridge, vedrete comparire davanti a voi uno strano edificio bianco, di forma circolare.

Ebbene sì, si tratta di un teatro e non di uno qualunque: è il Globe Theatre, il teatro dove recitava la compagnia di William Shakespeare.

In realtà quello che potete visitare oggi non è esattamente l’originale. Il primo fu costruito nel 1599, ma dopo appena quattordici anni un incendio lo distrusse. Nel 1614 venne riedificato per poi essere demolito di nuovo. Quello che vediamo oggi è una ricostruzione – la più esatta possibile – di come doveva essere il Globe in origine, inaugurata nel 1999 e di certo molto affascinante.  

Entrando nel teatro di Shakespeare, infatti, ci troviamo in uno spazio aperto, una specie di cortile a semicerchio, con al centro un palco che si protende verso il pubblico. Se gli spettatori più benestanti potevano permettersi un posto in una delle tre gallerie che circondano la platea come una cintura di legno, la maggior parte dei presenti restava in piedi tutto il tempo attorno al palco, a stretto contatto con gli attori. E tutto il tempo significa un sacco di tempo: gli spettacoli duravano ore e spesso si proseguiva ben oltre il tramonto!

Sul fondo del palco non ci sono quinte o fondali, nessuno scenario dipinto che possa rappresentare il luogo in cui lo spettacolo si ambienta. A Shakespeare questi mezzucci illusionistici di certo non servivano: i suoi testi sono così pieni di allusioni e suggerimenti visivi, così carichi di descrizioni e di evocazioni, da stimolare la fantasia degli spettatori a tal punto da renderli capaci di figurarsele da sé le diverse ambientazioni del dramma.

Sul palco infatti è presente solo la facciata di una specie di casetta a due piani: al primo c’è una tenda che permette agli attori di cambiarsi o mostrare delle scene d’interno, mentre al secondo appare un balcone. Quel balcone ospitava i musici di scena, ma non soltanto. Se il nome di Little Juliet vi dice qualcosa l’avrete già capito. È da quel balcone che la nostra Giulietta poteva affacciarsi nel cuore della notte e sospirare alla luna, in attesa che da lei giungesse Romeo per darle mille volte buonanotte, una volta ancora.      

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