Akim corre

Recentemente vi abbiamo parlato del 20 novembre, Giornata internazionale per i diritti dei bambini, istituita nel giorno della firma della Convenzione Onu sui diritti per l’infanzia e l’adolescenza, 25 anni fa, un bell’anniversario.

L’articolo 6 della Convezione riconosce a ogni fanciullo “un diritto inerente alla vita” assicurando “in tutta la misura del possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo”.

Nonostante la Convenzione sia stato un grande passo avanti nel riconoscimento dei diritti dei bambini, troppo spesso i suoi articoli restano ancora su carta, in particolar modo nei Paesi in cui le guerre non fanno certo distinzione di età.  Vi parliamo allora oggi della storia di un bambino, una storia intima e dolorosa, che ha qui un nome e un volto ma che potrebbe avere molti volti e molti nomi diversi.

AkimCorre

Akim vive in un villaggio, la guerra sembra lontana, almeno fino a quando un rombo improvviso nel cielo sconvolge la sua vita: cominciano i bombardamenti e comincia qui anche la corsa di Akim. Corre Akim così come corrono gli abitanti del villaggio che gli sono intorno.

In un momento cambiano tutti i punti di riferimento della sua vita: quelli spaziali (la casa e il villaggio distrutti, restano solo macerie) quelli affettivi (la famiglia che non trova più, così come i suoi amici). Resta la corsa, istintivamente unica possibilità di sopravvivenza, magari prendendo per un attimo anche la mano di un adulto che, comunque, corre troppo veloce e lo lascia presto indietro.

Akim è solo e, come è naturale in ogni bambino, cerca la mamma. Troverà nel suo viaggio delle figure femminili (una donna con un neonato, una signora più anziana) che lo terranno un po’ stretto a sé, ma sempre per poco tempo, la sua corsa verso un luogo sicuro sarà molto più accidentata e non colmerà certamente tutto ciò che ha perduto.

 Akim corre, di Claude K. Dubois, edito da Babalibri, potrebbe essere un libro senza parole.

Le illustrazioni, infatti, prevalgono sul testo; seguiamo Akim nella sua storia in doppie pagine mute ma fortemente comunicative prima che compaiano le parole ad accompagnarci nella lettura. La forza espressiva delle illustrazioni, semplici, scarne, dice però già tutto. Il libro, pubblicato con il patrocinio di Amnesty International, è un libro importante perché riesce a parlare anche ai piccoli lettori di un argomento difficile e doloroso, che riguarda tantissimi bambini, ma anche donne e uomini. Un argomento che può sembrare lontano, soprattutto quando ci si volta da un’altra parte.

L'autore di questo post

Classe 1982, pugliese, fiorentina d’adozione e con un debole per la Francia. Da quando ho scoperto A. A. Milne e Astrid Lindgren, mi è stato chiaro all’improvviso che cosa avrei fatto da grande e poco importa il fatto che un po’ grande lo fossi già. Da allora mi dedico alla letteratura per l’infanzia e ragazzi, tra studio, letture e i primi passi nel dietro le quinte del mondo editoriale.

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