A Natale siamo tutti più belli

A Natale e nelle vacanze annesse siamo più buoni? Difficile esserne certi, ingiusto addirittura farci delle illusioni: la bontà vera non si improvvisa e un cambiamento di atteggiamento nei confronti degli altri e delle cose richiede incontri sconcertanti, illuminazioni, profonde resipiscenze.

Per cambiare veramente bisogna almeno cambiar casa o lavoro. Bisogna che ti nasca un figlio. Bisogna aver pestato il naso contro il muro verso cui andavi, magari da tempo, sulla via dei tuoi vizi: dal cibo, al gioco, alla lamentela strutturale. Smette di fumare chi prende un colpo al cuore; smette di mangiare troppo chi prende un’indigestione; smette di giocare chi ha finito i soldi e così tutti scoprono che non aveva solo temporanei problemi di liquidità.

Son colpi decisivi, netti, spesso dolorosi. Le feste hanno altro tono. Prima di tutto sono prevedibili (“anche quest’anno è Natale”), poi sono tradizionali, se no non sono feste, ma sorprese. E in quanto giorni pieni di tradizione hanno le loro forme stabilite, i loro riti. E per celebrare degnamente i riti ci vuole un minimo di estetica ben definita, della serie: “Ma che Natale è se non c’è…”.

Dunque forse non è vero che a Natale diventiamo più buoni, ma è molto probabile che diventiamo più belli. Anche se siamo cattivi. E questo contrasto tra il cattivo e il bello è affascinante, attira e risveglia l’attenzione. Perché comunque rassicura, indica una probabilità anche per i peggiori. Come uno scherzo della sorte, come un trovarsi per sbaglio al ricevimento cui non si è invitati e allora ci si dà un contegno, anche solo per uscire senza attirare troppo l’attenzione.

Natale e feste associate: giorni in cui qualcosa, di noi, centra. E qualcos’altro no.

Custodi, giudici, arbitri si questa differenza: i bambini.

L’altro ieri sono andato a vedere con la mia bambina il film Le cinque leggende (consigliato, direi, ma mai come il recente Hotel Transilvanya). Mentre ce ne tornavamo a casa, un suo compagno di classe, che è venuto con noi, diceva che tra i personaggi migliori del film c’era… l’Uomo Nero, cioè il cattivo. Sembrava lo dicesse apposta per rovinare il clima, così il suo papà lo ha un po’ ripreso, per farlo riflettere: doveva scegliere il suo personaggio preferito tra le cinque leggende positive (Babbo Natale, l’Uomo dei Sogni, la Fatina dei denti, il Coniglio Pasquale e Jack Frost). Ma lui ha detto: “No, lo so che l’Uomo Nero era il cattivo, ma lo faceva bene… e poi era solo”.

Magia del Natale. Genialità del bambino: la festa della storia di Natale non cambia magicamente (e illusoriamente) il cuore, ma svela in un lampo la persona quel tanto che ci permette, se vogliamo, di amarla di più.

E a lei di affrontare se stessa.

 

Auguri!

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