’80es in edicola: il giornalino Più

Chi pensava che Editoriale Domus, la casa editrice di Rozzano, si occupasse, grazie alla rivista Quattroruote, solo di ruote e servosterzi si sveglia con una sorpresa al prezzo di 1000 lire in edicola il 10 ottobre 1982: si tratta di PIÙ – e il suo gioco, settimanale per ragazzi, pioniere nel marketing dell’editoria di settore, che per primo fece suo (e soprattutto dei suoi giovani lettori) il gadget in allegato alla rivista.

Dai più impegnativi, come le colonie di scimmie di mare in busta o i semi di abete in regalo col numero di Natale (e in barba al sintetico sempreverde!), alle più classiche formine per ghiaccioli (che sarebbero risultate molto utili anche alla sottoscritta qui scrivente quando tentò di creare il “ghiacciallatte”: esperimento – fallimentare – di una torrida estate).

Ma PIÙ non era solo regali, era molto di più.

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PIÙ era fumetti: dall’inattaccabile Ispettore Bobop, che mantenne salda la sua pagina su ogni numero dalla prima all’ultima uscita; a Molly Manderling  eroina femminista della fin de siècle, medico-chirurgo in gonnella per le ragazzine di ieri che portano i pantaloni di oggi.

Dalle vignette del (fu) Carlo Peroni, decano del panorama del fumetto italiano, al fenomeno Masters Of The Universe che vide He-Man e compagni, protagonisti indiscussi del triennio ’83-’86, impegnati su qualunque fronte mediatico e merceologico (dai cartoni animati su Rete Quattro alla pubblicità delle proprie action figures edite da Mattel).

masters of the universe più

PIÙ era rubriche: sul palco dell’Ariston con Miky – una piccola reporter alla scoperta di… (quando Sanremo era ancora il Festival della Canzone Italiana e non un palcoscenico per le prese di consapevolezza nazionaliste di (ex)monarchi redenti e la corazzata De Filippi); a Los Angeles per le Olimpiadi dell’84 e poi nell’orto di Pollicino Verde, tra glicine, omeopatia, fiori di carciofo, e gustose ricette a base di frutta e verdura per i vegani di ieri, raw foodists di oggi.

PIÙ era destinato a vita breve. Nonostante i buoni propositi del numero di capodanno del 1983 che entusiasticamente esclamava

PIÙ vi ha allietati per 365 giorni e continuerà a farlo per i prossimi 2000 anni

gli editori si sono visti costretti a ridimensionare drasticamente le loro aspettative temporali facendo uscire l’ultimo PIÙ il 2 febbraio 1986.

Era il numero 173.

Forse puntando ad un pubblico leggermente più adulto ne prende l’eredità il mensile Maxi PIÙ: diminuiscono i fumetti, scompare (incredibile ma vero) l’immarcescibile He-Man, si aggiungono rubriche; ma passa poco più di un anno e Maxi PIÙ chiude i battenti. Un flop. Mandando definitivamente in pensione tutti i suoi protagonisti e lasciando la Domus alle prese con la sua officina.

Ma chissà che ancora oggi, nascoste dai risultati dell’ultimo Grand Prix, non giacciano silenziose e sognanti sulla scrivania le istruzioni per assemblare qualche piccolo prototipo di robot-macchina a propulsione; perché non tutto quello che finisce deve venire poi anche dimenticato. E proprio qui sta il bello.

Lettori di oggi, giornalisti di domani.

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